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Le magnetiche tele di Vermeer

Visitare la mostra su Vermeer e gli autori olandesi suoi contemporanei e’ stata un’esperienza affascinante.

I dipinti di Vermeer sono otto, ma tanto basta a soddisfare l’aspettativa di appagamento estetico che si ha nel momento in cui ci si accinge a visitare una esposizione di questo tipo.

L’allestimento e’ molto bello, soprattutto per la penombra degli ambienti e le ottime luci che colpiscono i dipinti. In questo modo la suggestione si amplifica.

Il fascino dei quadri di Vermeer deriva principalmente dal senso di intimità che suscitano. Non ci sentiamo spettatori esterni, ma veniamo in qualche modo richiamati all’interno della tela. Non sono certa del motivo di questa sensazione, immagino che sia dovuta alla semplicità delle scene di vita che sono descritte in ogni loro particolare, come a non voler trascurare niente del quotidiano rappresentato; e’ questo che ci rende vicino e familiare il contesto, nonostante lo scarto di spazio e di tempo.

Inoltre, ed ancora maggiormente sorprendente, le persone ritratte si trovano sempre a compiere azioni relative alla loro quotidianità od alla loro vita di relazione e sentimentale; spesso il loro sguardo e’ rivolto al nostro, per questo non possiamo rimanere indifferenti. A volte, non solo lo sguardo si rivolge a noi, ma chiede la nostra complicità, rendendo l’opera ancora più ricca di significati e sfumature. Sono gli sguardi e le espressioni dei volti ciò che più mi ha colpito, sempre sospesi, sempre come momenti di passaggio, mai statici.

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Il primo quadro in cui ci si imbatte è  “La stradina”, un condensato di poesia per l’inspiegabile atmosfera di vissuto che rende palpabile il trasporto dell’artista verso i luoghi in cui viveva, trasmettendo anche a noi l’ordinata pacatezza della vita che lì si conduceva, e facendoci provare una paradossale nostalgia verso qualcosa che non abbiamo vissuto.

Il fascino che emanano i dipinti di Vermeer deve anche derivare dalla maestria nell’uso del colore e, forse ancor più, della luce. E’ il modo di diffondersi della luce a “fare ambiente” così come i suoi riflessi sui volti e sugli ornamenti attorno al viso. Si dice che il tutto sia amplificato dalla conoscenza che Vermeer aveva su effetti tipici della fotografia, visibili in camera oscura come la “sfocatura”, che sapientemente riproduceva sulle sue tele.

La mostra è arricchita dalla presenza di molti altri bellissimi dipinti di autori olandesi che rendono il percorso espositivo appagante ed esaustivo dello stile dell’epoca.

Certo è che ogni volta che appare,  fra gli altri, uno degli otto dipinti di Vermeer, lo sguardo si fa istintivamente più attento, come attirato magneticamente.

Dafne