installazioni

Il nuovo Museo del Novecento a Firenze

Non è stato impegnativo come avrei sperato visitare il nuovo Museo del Novecento di Firenze. Mi aspettavo un en excursus più consistente, che al termine della visita lasciasse una forte impressione. In realtà non si è trattato di una vera e propria immersione in quel periodo artistisco ma, per quanto rigenerante, di un tuffo. In effetti, a volte, quando si esce da alcuni musei o mostre espositive, ci si sente un po’ cambiati e con addosso una  nuova veste mentale. In questo caso le impressioni hanno preso una strada che non ha raggiunto il pensiero più profondo rimanendo sul livello dell’immagine.

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Al di là di queste considerazioni è sicuramente una buona occasione per godere opere d’arte italiana del XX secolo raccolte in una struttura ben organizzata e sottoposta ad un restauro interessante, che unisce idee audacemente attuali ad un contesto architettonico che risale al XIII secolo.

300 opere per 15 sale: una  antologia, un  cammino artistico che riesce comunque a sintetizzare un periodo assai composito ed articolato di correnti e tendenze. E’ forse questa necessaria  frammentareità che rende meno incisivo emotivamente il percorso.

Certo vale la pena anche solo per il bellissimo Fontana, e per Giorgio Morandi che rimane intramontabile.

La cosa veramente molto interessante è che dopo questa visione di insieme si percepisce bene ciò che ancora tiene e ciò che adesso percepiamo come superato.

Da vedere

Dafne

Nuovi modi di fare arte: la “Galerie le mur blue”

Nuovi modi di fare e proporre arte nelle nostre città. Intendendo per arte il voler esprimere la propria individualità e la personale lettura del mondo che ci circonda comunicandolo agli altri con mezzi e modi del tutto originali e spontanei, scevri da qualsiasi regola o forma con cui siamo abituati a veder proposta l’arte.

Potrebbe trattarsi di un  nuovo fenomeno artistico che riesce ad infrangere la resistenza – dettata dai rassicuranti codici tradizionali – verso più attuali forme di comunicazione nel campo dell’arte, maggiormente coerenti con i tempi che viviamo, e che agiscono in modo diretto nei luoghi di vita vissuta.

Qui non interessano le quotazioni o i vernissage, non interessa sapere chi è l’autore, dove vive, quando è nato. Chi espone alla “Galerie le mur blue” vuole comunicare, esprimere la propria esperienza, far porre domande a chi riesce a soffermarsi a guardare. Sì, perchè questa nuova modalità di esposizione ci coglie così impreparati che passando davanti alla “galleria”, costituita da una vecchia staccionata azzurra, si rischia di vedere e non guardare.

Ma la posizione è strategica: siamo in una piazza del centro di una città di medie dimensioni, per cui gli abitanti – presumibilmente – passerranno più e più volte da lì, e prima o poi oltre che vedere guarderanno anche, perchè questa installazione è in continua progressione, si allarga quasi quotidianamente.

Vi troviamo opere di varia natura: qualcuno provoca la nostra riflessione con suggerimenti tipo poesie, citazioni e moniti di un vissuto quotidiano quali tazzine di caffè o liste della spesa.

C’è chi ci parla di un suo vissuto attraverso un susseguirsi, che diventa sovrapposizione, di immagini fotografiche dalle forti e molteplici suggestioni che danno luogo ad un effetto caleidoscopico, dove non sono le forme che cambiano attraverso i movimenti, ma è il pensiero di chi guarda che viene indotto ad un movimento interno per le svariate composizioni mentali che si possono creare in ciascun passante/osservatore. Ecco quindi che la ricerca e l’espressione personale diventano efficaci nel risvegliare l’attenzione e nel condurre ad una osservazione riflessiva che può diventare introspezione.

C’è chi ci induce  a soffermarci sul posto, in osservazione, per l’effetto ipnotico della ripetizione di una immagine che non si manifesta subito chiaramente, richiedendo una sosta più attenta.

Il valore aggiunto e insito in questa installazione, deriva dalla semplicità sia dei materiali utilizzati che delle azioni necessarie a realizzarla, oltre che dalla familiarità del luogo dove si trova.

Semplicemente sorprendente.

Dafne