canestra di frutta

Se la natura morta ci fa sentire la vita

Le nature morte suscitano in me un interesse particolare. Mi accorgo che nel campo delle arti sono i soggetti che maggiormente fanno fermare il mio sguardo ed il mio pensiero. Non è semplice capirne il perchè. A volte ho pensato che trattenessero un mistero maggiore della rappresentazione di uomini, donne, personaggi od anche paesaggi. Infatti la loro non vita, immobilità e staticità intrinseca rendono ancor più inatteso l’effetto emozionale che suscitano, se a rappresentarle è l’Arte. La loro ferma ed inutile solitudine sembra riscattarsi solo grazie ad uno sguardo diverso, lo sguardo dell’artista.

E’ “La canestra di frutta” del Caravaggio che spiega pienamente l’elevatissimo sentimento artistico che può offrire una natura morta; in questo caso i frutti sono rappresentati  nei loro interiori ed appena accennati disfacimenti e debolezze derivanti dalla loro totale naturalità, così come un il ritratto di un uomo può riuscirci affascinante per la rappresentazione della sua intima umanità. Lo sguardo artistico è, deve essere in grado, di osservare e partecipare questa sensazione e poi volerla rappresentare; può essere solo questo il senso di una rappresentazione di natura morta: la volontà, il bisogno di farla parlare, esprimerla attraverso dei particolari che la facciano coincidere con l’animo umano. Ed ecco che osserviamo che la frutta di Caravaggio all’apparenza lucida mostra in realtà, qua e là, segni di marcescenza, alcune foglie sono accartocciate, colpite dai vermi, la mela è bucata. Ma ciò non appare a prima vista, bensì in un momento successivo. Sta qui la forza: nella non evidenza, nella poesia del lasciar solo suggerire.

Tornano allora in mente le nature morte di La Chapelle, vistosamente scomposte, volutamente appariscenti, e mi rendo conto che l’impressione di verità ed autenticità che mi hanno suscitato è durata solo un attimo. A conferma del fatto che le emozioni, gli insegnamenti, derivano dalla capacità, da parte di chi vuole trasmetterci le proprie intenzioni ed una qualche  forma di bellezza, di togliere, levare piuttosto che aggiungere dati alla realtà che si vuole spiegare, decifrare, interpretare.

Un collegamento di idee mi porta al potente quadro di Lucian Freud “Ragazza nuda con uova”. Il forte espressionismo del pittore si evidenzia anche con la necessità della presenza di quelle uova che trova  corrispondenza nei gesti della vita; due uova, forse appena cucinate, di cui sembra di sentire l’odore sono credibili tanto quanto il corpo vero, appassionato, bellissimo per la sua realtà tormentata e preoccupata, che mi induce a soffermare lo sguardo, pensieroso. Quel corpo parla dei pensieri e della vita della donna che può essere ciascuno di noi, ed è certamente più di un corpo. Lucian Freud diceva “voglio che la pittura sia carne” , i suoi quadri, come questo, sono vita vera e la presenza dell’uovo (di nuovo una natura morta) amplifica e dimostra la sensazione di vita nella sua scarna ma tormentata verità. Il pensiero che mi illumina e sbalordisce è che basterebbero quelle uova ad esprimere il concetto esistenziale cercato  da Freud e la presenza del corpo nudo di ragazza non fa che esplicitarlo meglio rendercelo palese grazie alle pennelate dense e drammatiche  e all’espressione assorta, se non assente, della donna. Il dipinto avrebbe potuto anche intitolarsi “Uova con nudo di ragazza” tanto è simile e sullo stesso livello la forza evocata dai due soggetti che posti in una stessa composizione possono entrare in relazione rendendo più accessibili  ed evidenti i loro specifici significati reconditi, manifestandosi come espressioni diverse di una stessa nuda autenticità che diventa bellezza e chiarezza di pensiero.

Le nature morte di Caravaggio e di Freud mi hanno fatto sentire la vita.

Dafne