Splendida Alma

E’ tornata alle stampe l’autobiografia di Alma Mahler, merito dell’Editore Elliot.

La mia vita Alma Mahler Elliot editore

La mia vita Alma Mahler Elliot editore

Accade che certi argomenti si rincorrano: non molto tempo fa fu un intervento della scrittrice Melania Mazzucco a farci conoscere il protagonismo di questa donna nell’Europa dei primi del secolo scorso. Il suo destino si intreccia all’arte attraverso i suoi grandi appassionati e spesso tragici amori. I più noti sono Gustav Klimt, Gustav Mahler e Oskar Kokoscha. Attraverso il racconto della sua vita entriamo nel dietro le quinte di autori ed opere e ci avviciniamo al mistero dell’ispirazione artistica, della sua motivazione. Uno svelamento anche un poco impudico che rende umanissimi alcuni protagonisti dell’arte fra Ottocento e Novecento e conferma quanto l’arte sia spesso mossa da pulsioni espressive che maturano sull’albero del sentimento amoroso.

Si narra che Gustav Mahler scrisse le sue partiture migliori durante i nove anni di matrimonio con Alma, diventata la sua ombra e attentissima copista delle partiture sebbene poi lei descriva le proprie forti contraddizioni interiori rispetto alla devozione all’importante marito. Gustav Mahler al termine della loro convivenza poté guarire dall’indicibile dolore solo con l’aiuto di Sigmund Freud. D’altra parte Oskar Kokoschka sfiorò la follia; follia che intravediamo nel tormentato quadro “La sposa del vento”, una sorta di autoritratto della intricata relazione fra i due.

La sposa del vento Oskar Kokoschka

La sposa del vento Oskar Kokoschka

In questo volume troviamo molte suggestioni e interpretazioni sul tema dell’arte, dell’arte che imita la vita e la vita che imita l’arte, un punto di vista insolito, indiretto.

Dafne Visconti

Photoluxfestival e Circuito off : la fotografia si fa strada

logoPHOTOLUX_01 La città di Lucca si sta preparando al Photoluxfestival, il Festival Internazionale della fotografia. Il festival ha cambiato, ultimamente, la sua impronta filosofica rispetto ad una decina di anni fa. Intanto è diventato un evento biennale e poi ha lanciato una comunicazione, diretta, calda, efficace; lo avvertiamo leggendo il chi siamo. Questa edizione si farà notare per la partecipazione di personaggi illustri come Sara Munari e Oliviero Toscani. Interessante il tema che affronterà Oliviero Toscani :

Oggi la fotografia è l’Arte più facile ed accessibile. Ma quanti sono gli Autori?

Questo è un tema davvero interessante, assai attuale, ed è fondamentale prenderne coscienza e reperire qualche strumento utile per poter avere un pensiero critico in proposito.

Sarà proiettato nelle sale del Cinema storico della città “Il sale della Terra” , il documentario di Wim Wender su Sebastião Salgado.

Poi vi saranno numerosi workshop oltre che ad  incontri conviviali in libreria insieme a fotografi e ad altri attori del mondo fotografico.

Due le mostre – evento: la mostra dei vincitori del WORLDPRESSPHOTO e la mostra, in realtà itinerante per l’Europa, denominata EPEA: dodici fotografi di nazionalità diverse hanno dato vita ad altrettante interpretazioni visuali del concetto di “The New Social”.

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Ma la cosa che trovo più interessante e divertente è il CIRCUITO OFF : autori non professionisti selezionati da una giuria esporranno in contesti di vita cittadina del centro storico della città. Quindi vedremo le personali di decine di appassionati fotografi allestite in negozi di ogni tipo, in bar, ristoranti, librerie, studi d’artista.

Un bel movimento, tante immagini da scoprire, tante realtà da aggiungere al nostro immaginario.

Da non perdere.

Dafne

Il sale della Terra e l’anima del fotografo

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Una bella esperienza il documentario su Salgado realizzato da Wim Wenders

Ho compreso profondamente due aspetti della fotografia “antropologica”.

  • Consideravo poco etico fotografare persone e/o popoli come spettatore esterno in situazioni di difficoltà con la finalità di ottenere belle immagini; grazie a questo bel racconto di Wim Wenders su Sebastião Salgado ho capito con certezza che il mezzo fotografico non è cosa diversa dall’uomo stesso in casi emblematici come questo, sui posti e accanto alle persone vi è certamente ed esclusivamente l’uomo Salgado con tutta la sua portata, non esiste spettatore esterno: l’obiettivo fotografico e l’animo sono indistinguibili.
  • Al termine della proiezione si comprende, affascinati, quanto solo l’abnegazione assoluta di giorni mesi ed anni e la progettazione approfonditissima verso ciascuna Ricerca Fotografica abbia permesso la realizzazione di Opere vere e proprie che trasmettono spessore, eternità.

Salgado insegna umanamente e professionalmente.

Da vedere.

Dafne

“Il giovane favoloso” in sala diventa magico

Regia di Mario Martone con Elio Germano Michele Riondino Isabella Ragonese il-giovane-favoloso-locandina-low

Ecco un film, con pregi e difetti, ma un vero film, un’opera. Non sappiamo mai quello che possiamo aspettarci dalla narrazione cinematografica di vite di personaggi entrati nel nostro immaginario in età adolescenziale e idealizzati.

Due ore e mezzo di proiezione che scorrono via, immagine dopo immagine, lo sguardo si riempie, i fotogrammi soddisfano pienamente il bisogno di bellezza e di armonia che inconsapevolmente ricerchiamo. La composizione di ciascuno è perfetta, equilibrata, come le poesie belle che danno una sensazione di pienezza. Lo schermo gigante amplifica la soddisfazione.

La narrazione è tale che ci porta su un piano superiore allo svolgimento dei fatti e dei dialoghi, gli attori protagonisti – Elio Germano e Michele Riondino – sono così bravi che, in sinergia con una regia ed una sceneggiatura magistrali, veniamo coinvolti e trasportati oltre ciò che vediamo e sentiamo. Come accade per ogni classico.

Due sono i momenti di grande tensione emotiva, palpabile in sala: Elio Germano (Leopardi) che declama L’Infinito e successivamente La ginestra. La voce, le pause, le tonalità, i bei versi, la musica e le immagini, il grande schermo, il buio: l’essenza poetica ci arriva pienamente, e più che in qualsiasi altra situazione.

In questo luogo magico – il cinema – tutto si potenzia ed interagisce,  ci penetra confluendo verso la nostra natura emotiva commuovendoci.

Questi i pregi, i difetti non è importante descriverli.

Da vedere

Dafne

Modigliani in mostra

modiglianiPALAZZO BLU PISA

Una esposizione contenuta ma di grande impatto. Uno spazio calibrato. Un allestimento discreto e suggestivo.

Un artista su cui non oso certo dire niente se non le mie personalissime ed intime impressioni.

Mi affascina la sua vita, la morte prematura seguita dal suicidio della compagna in stato interessante: la passione come protagonista vitale. Mi affascina il sapere del  forte desiderio di scolpire, dell’essersi sempre sentito uno scultore.

Il suo stile è pura essenzialità e si esprime al massimo nella sala dei disegni. Pochi tratti ed il ritratto è compiuto. La libertà ed il genio di cogliere in pochi segni l’espressione intima dell’amico, dell’artista, delle amanti, di ogni modello.

La sua arte è la libertà di rappresentare anche asimmetrie del volto forse inesistenti che diventano espressione di tratti interiori, occhi privi di pupille, chiari e scuri accentuati, pose a volte esagerate: tutto questo una volta sintetizzato dallo sguardo dell’osservatore restituisce la verità del soggetto raffigurato.

E il mistero dell’arte si rinnova, con Modigliani, inimitabile.

Dafne

Estemporanea d’arte in città

Fa sempre un certo effetto vedere gli artisti mentre lavorano, osservare l’opera che lentamente si definisce.

Ognuno, poi, ha il suo metodo: chi traccia prima degli schizzi a lapis, chi no; chi quando inizia deve finire e chi invece si prende pause; chi ha già deciso tutto prima e chi invece improvvisa colori e segni sul momento.

E’ stato possibile osservare queste affascinanti differenze di  modalità di lavoro una mattina nella città di Lucca, grazie ad una “Estemporanea d’arte”.

Mi sono concentrata sui lavori di Fabrizio Barsotti e di Michaela Kasparova, artisti presenti su http://www.livinart.it – la galleria d’arte esclusivamente on line.

Ecco due piccoli fotoracconti!

Occasioni da non perdere..

Dafne

Il sacrificio dell’Arte. Rewind

Oggi Cartaresistente pubblica in contemporanea con una rete di siti Internet questa personale riflessione di Lois a sostegno del più ampio progetto “Il Sacrifico dell’arte”, nato a Marzo 2014 su questo blog con l’idea di aggregare notizie e considerazioni attorno a un tema di difficile soluzione: il patrimonio artistico Nazionale che stiamo perdendo.
Come ricordato più volte ai nostri lettori, in questo momento “Il Sacrifico dell’arte” sostenuto da CRT è in gestione quotidiana di Assolocorale (il blog di Lois) che per un periodo ha assunto l’impegno di raccogliere testimonianze e immagini di opere pubbliche italiane in evidente stato di abbandono e incuria.

Oggi Cartaresistente pubblica in contemporanea con una rete di siti Internet questa personale riflessione di Lois a sostegno del più ampio progetto “Il Sacrifico dell’arte”, nato a Marzo 2014 su questo blog con l’idea di aggregare notizie e considerazioni attorno a un tema di difficile soluzione: il patrimonio artistico Nazionale che stiamo perdendo.
Come ricordato più volte ai nostri lettori, in questo momento “Il Sacrifico dell’arte” sostenuto da CRT è in gestione quotidiana di Assolocorale (il blog di Lois) che per un periodo ha assunto l’impegno di raccogliere testimonianze e immagini di opere pubbliche italiane in evidente stato di abbandono e incuria.
Certo, non basta la sola notizia per risolvere un così ampio problema sociale anche se in tutte le nostre fasi di vita la conoscenza aiuta prima di tutto a non dimenticare, poi forse a farsi carico di quello che abbiamo capito, per poi (e sarebbe la cosa migliore…

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Il sacrificio dell’Arte. Rewind

Condivido questa iniziativa che potrebbe rappresentare un punto di partenza per nuove riflessioni e nuovi post

assolocorale

2013 © lois_design "lo scempio di Santa Chiara" 2013 © lois_design “lo scempio di Santa Chiara”

Ormai è noto che nel nostro Paese quello che dovrebbe essere il petrolio è ridotto a poco più di una misera attrazione. Il Patrimonio Artistico dovrebbe costituire la leva principale della nostra economia, divenendo non solo fonte di guadagno ma anche di reclutamento di risorse umane per impieghi dignitosi legati all’intero mondo della cultura. Purtroppo però tutto questo non accade.

La nostra Costituzione all’articolo 9 recita:
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione
.

Uno dei principi fondamentali sui quali si fonda l’Italia.

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Il nuovo Museo del Novecento a Firenze

Non è stato impegnativo come avrei sperato visitare il nuovo Museo del Novecento di Firenze. Mi aspettavo un en excursus più consistente, che al termine della visita lasciasse una forte impressione. In realtà non si è trattato di una vera e propria immersione in quel periodo artistisco ma, per quanto rigenerante, di un tuffo. In effetti, a volte, quando si esce da alcuni musei o mostre espositive, ci si sente un po’ cambiati e con addosso una  nuova veste mentale. In questo caso le impressioni hanno preso una strada che non ha raggiunto il pensiero più profondo rimanendo sul livello dell’immagine.

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Al di là di queste considerazioni è sicuramente una buona occasione per godere opere d’arte italiana del XX secolo raccolte in una struttura ben organizzata e sottoposta ad un restauro interessante, che unisce idee audacemente attuali ad un contesto architettonico che risale al XIII secolo.

300 opere per 15 sale: una  antologia, un  cammino artistico che riesce comunque a sintetizzare un periodo assai composito ed articolato di correnti e tendenze. E’ forse questa necessaria  frammentareità che rende meno incisivo emotivamente il percorso.

Certo vale la pena anche solo per il bellissimo Fontana, e per Giorgio Morandi che rimane intramontabile.

La cosa veramente molto interessante è che dopo questa visione di insieme si percepisce bene ciò che ancora tiene e ciò che adesso percepiamo come superato.

Da vedere

Dafne

Jimmy’s Hall – Ken Loach

Jimmy’s Hall di Ken Loach.

locandina

Una lezione di cinema, pulito, lineare, non esce mai dai confini di ciò che vuole rappresentare, niente è di troppo, tutto è essenziale. Non si può obiettare – formalmente – niente.

Rimane però un retrogusto di schematismo e di approccio didascalico alla narrazione. Certo un cinema perfetto, ma nello stesso tempo un poco  freddo nella raffigurazione forse semplificata della realtà; la tematica potrebbe far infammiare ma viene trattata senza farcela avvertire dentro le ossa, consentendoci un distacco. Una specie di favola.

Non va male, è la cifra del regista, una scelta sicuramente ben riuscita e resa possibile dalle credibilissine e affascinanti interpretazioni. Nel loro schematismo i personaggi tengono. Tutti si offrono chiaramente per quello che sono, nessuno ha una doppia anima, un cedimento, ogni personaggio rappresenta un ideale, un sentimento, senza complicazioni. Non esistono sfumature ed i dialoghi rispecchiano questo “monocromatismo” dei protagonisti. Evidentemente una scelta di un grande regista che tranquillizza molto la narrazione  rendendo godibile un film che non infiamma.

Potrebbe dirsi un film bidimensionale.

 

Dafne