“La visione interiore” di Henri Matisse

In occasione della mostra di Matisse a Roma presso le Scuderie del Quirinale rispolvero un mio post che lo riguarda.

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libri e arte

Una trentina di pagine di riflessioni di Henri Matisse sono sufficienti per entrare nell’orbita del pianeta Arte. Questi piccoli quadernetti dell’editore Viadelvento (i quadernidelvento – testi inediti e rari del Novecento) hanno un fascino particolare, emanano un alone di preziosità, sembrano appena trovati su una scrivania di studio di artista. Si tratta infatti di pensieri non ordinati, senza necessariamente un filo logico, nati spontaneamente da riflessioni libere che si arricchiscono per successive associazioni di idee, apposizione di suggestioni. E noi che leggiamo ci troviamo così vicini all’immaginario dell’artista che non ci rimane che stare silenziosi ad accettare religiosamente le confidenze di ciascuno di loro. Nel caso di Matisse si tratta di personali, intimi tentativi di spiegare il proprio specifico sentire nell’atto del creare, come anche dell’intento riuscito di guardarsi all’opera con un occhio esterno per dare una personale definizione, decrizione anche pratica, strumentale, del fare arte. Vale la pena leggerne…

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Fantastico inaspettato teatro

E’ inaspettato, perchè è di giovedi ed il biglietto si acquista sul momento al costo di una proiezione cinematografica. Ma è teatro. Sarà che in questa città di provincia per quanto culturalmente significativa non accadono cose così, inaspettate appunto.

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Winter è una pièce teatrale scritta da John Fosse, considerato il massimo scrittore e drammaturgo norvegese vivente. Già questo è interessantissimo: l’incursione della Norvegia in una tranquilla città della mite Toscana. Il regista Oskar Korsunovas è conosciuto in tutto il mondo. Questi due grandi nomi spalancono le porte ad una intensa rappresentazione teatrale di grandissima qualità e di forte impatto emotivo in una normalissima serata di fine inverno, proponendosi senza clamori ed affidandosi all’intuito del potenziale spettatore che passa davanti alla locandina affissa lateralmente al Teatro, dato che lo spettacolo si svolgerà non nella sede teatrale principale, ma in quella secondaria. In realtà ci sentiamo dei privilegiati noi che siamo lì, in questo non grande teatro, con solo la platea ed il palco – e quindi gli attori – a ridosso delle nostre teste.

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I due attori – bravissimi -sono talenti italiani; la donna è lituana naturalizzata italiana, l’uomo è addirittura della stessa città di provincia che ospita lo spettacolo. E così, in un’ora di spettacolo, ogni provincialismo è bandito: Lituania, Norvegia, Italia, mostri viventi della drammaturgia e giovani attori premiati dai loro anni di studio.

Lo spettacolo è entusiasmante per come riesce ad entrare fra le pieghe dell’umano sentire per poi enucleare le recondite motivazioni del vissuto. E’ teatro puro, vivido, come carne viva. E’ teatro all’ennesima potenza: non solo le parole scandagliano gli avvenimenti interiori, le motivazioni estreme; a queste si aggiunge – esaltando potentemente il contenuto e l’espressività – la rappresentazione vera e proprio, ovvero la fisicità degli attori che si muovono nello spazio, fra la scenografia. Il corpo narra quanto e più delle parole. Il teatro è parola – corpo – spazio – fuori dall’ordinario. Al teatro la parola , il corpo e lo spazio possono essere utilizzati sfruttando la genialità dei registi e dei drammaturghi che riescono e possono osare oltre le convenzioni delle parole, del corpo e dello spazio stessi.

Solo così, grazie a questa arte della drammaturgia, il tema esistenziale viene scandagliato a profondità a cui non si potrebbe altrimenti arrivare. E ci tocca interiormente, in una normale serata di fine inverno, durante un’ora di spettacolo intensissimo.

Dafne

Winter

“uno stanco uomo d’affari incontra una donna nel parco di una città. Bella, scapigliata e strana, lei rappresenta un enigma al quale è difficile resistere. Lui la porta nella sua camera d’albergo e intreccia con la donna una relazione appassionante. Questa commedia esplora un incontro tanto ordinario quanto estremo”.

Testo teatrale John Fosse

Regia ed ideazione scenica Oskar Korsunovas

Attori : Ruta Papartyte e Marco Brinzi

BIRDMAN ci raggiunge

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Ti prende alla sprovvista. Ti porta avanti, indietro, dentro e fuori. In sostanza questo film ti trascina con sé. Nella profonda e arguta fantasia del regista, dentro la “sua” storia pensata, quella della sua testa viaggiante. Si capisce la portata della narrazione dal fatto che si stratta di un film difficile da raccontare; si può esprimere emozionalmente, ma il racconto della trama si esaurirebbe in poche parole, facendo perdere gran parte del suo significato.

Il film è reso attraente dall’ambientazione all’interno di un teatro, partecipiamo alle scene e alla vita del teatro, vivendone i retroscena, le sofferenze. Per lungo tempo il punto di vista dello spettatore oscilla fra il palco del teatro ed i suoi sotterranei. Quasi si tocca la polvere delle assi del proscenio ed il caldo delle luci di scena mentre gli attori eseguono le prove. Dopodichè si scende sotto, nei camerini, nella sartoria, fra i corridoi asfittici e trasudanti passioni e timori di uno spettacolo ancora da rappresentare e di cui non se ne possono prevedere le sorti.

La vita del protagonista E’ lo spettacolo che deve essere rappresentato. Non sappiamo cosa accadrà e cosa ne sarà di lui.  Nel frattempo, noi, lentamente, entriamo nella strana ed affascinante e perturbante personalità dell’attore principale. E soprattutto nei meandri psicologici di noi stessi o dei personaggi (non fa la differenza) suggeriti da ciò che sta per andare in scena: Di cosa parliamo quando parliamo di amore , un racconto di Raymond Carver che apre le pieghe dell’anima e della psiche e mette in mostra le profondità più recondite con parole limpide, taglienti ed efficaci. Parole che passando dalla narrazione scritta alla espressione teatrale acquistano ulteriore portata e drammaticità.

Ma poi, da questa più sanguigna e passionale realtà, noi spettatori veniamo trasportati – attraverso la quasi lucida follia del protagonista e la immaginifica espressività del regista – su una altro livello. Onirico? Fantastico? Assurdo? Paradossale? Non lo sappiamo, forse di tutto un po’. Fatto sta che ci piace e che si armonizza con tutto  il resto: è questa la REGIA in senso letterale, il concertare, l’articolare il proprio pensiero e poi riuscire a rappresentarlo con tutte le licenze poetiche del caso, da vero regista/artista.

Birdman ci raggiunge veramente, potentemente.

 

Dafne

Innamorarsi 52 volte – Il Museo del Mondo

52 capolavori per 52 storie – Il museo del Mondo di Melania Mazzucco Einaudi Editore

Il Museo del mondo Einaudi Editore

Il Museo del mondo Einaudi Editore

Si tratta di 52 capolavori dell’arte nei secoli prodotti dall’antichità ai giorni nostri. 52 capolavori raccontati ciascuno in due tre pagine al massimo; ciascuno di questi racconti dischiude  a pensieri e suggestioni come se di pagine ne leggessimo a decine. Questa è la forza e la capacità di racconto di Melania Mazzuco. Ogni sua parola o breve descrizione allude ad altro, apre finestre dell’immaginazione, porta a richiami e collegamenti, acuisce la curiosità, spingendoci oltre quelle parole, accendendo l’attrazione verso l’oggetto  del racconto. Ci trascina impetuosamente grazie al talento di romanziera nell’epoca del quadro, ci fa intravedere ed intuire vividamente la personalità dell’autore, la specifica anima artistica di ciascuno di essi.

Non possiamo rimanere indifferenti, anzi, ci innamoriamo ogni volta, per 52 volte.

Ogni opera ha sempre una sua specifica storia, una sua genesi e sviluppo, un suo carattere e personalità, come accade per le persone e come immaginiamo per l’autore di ciascuna opera. Tale complessità di contenuti è raccontata con semplicità e passione, vera conoscenza, grande competenza ed emozione. Un approccio non didascalico ma che non omette informazioni significative. Un interessantissimo ingresso nel mondo dell’arte e degli artisti di tutti i tempi che nell’insieme  riesce a farci comprendere la grande unitarietà dell’arte, l’imprescindibile filo conduttore che attraversa i tempi, le epoche, gli stili, tanto che le opere non sono presentate né per ordine cronologico, né tematiche stilistiche, ma quasi per improvvisi ricordi, come se l’autrice procedesse per analogie e associazioni di idee del tutto personali.

E’ il Museo immaginario di Melania Mazzucco.

Melania Mazzucco

Melania Mazzucco

Rapiti come se ci raccontassero una favola, come se ci svelassero segreti, ogni volta ho avvertito la grande complessità che sta dietro a qualsiasi opera d’arte che abbia resistito al tempo, dandomi la possibilità di spiegare od appena intuire il motivo di una rapimento estetico, l’inspiegabile forza attrattiva di certe opere, sensazione che altrimenti può provocare un certo senso di smarrimento se vissuta senza appigli e punti di riferimento. Ecco, questo volume offre la possibilità di trovare quel sostegno, quell’attacco, quella risorsa in più per tradurre le proprie emozioni di fronte al mistero della fascinazione da opera d’arte.

Inoltre il libro stampato da Einaudi è un bellissimo prodotto editoriale, come se ne vedono raramente. La carta è di prestigio, la resa dell’immagine delle opere è ottima, le dimensioni del volume non sono invadenti, poco più di un qualsiasi romanzo. E Melania Mazzucco conferma le sue doti di vera scrittrice.

 

Dafne

 

La danza ed il suo mistero

Mi è capitato spesso di riflettere sulla danza e sul suo significato più profondo. Su cosa abbia di diverso dalle altre forme di arte, su quale livello riesca a coinvolgerci, quali corde interne vada a toccare. E’ lampante che al centro del tutto vi sia il CORPO e le sue innumerevoli possibilità espressive.

Coloro che praticano la danza sono i detentori assoluti di questa possibilità espressiva e comunicativa, capaci di una vera e propria estroflessione dell’universo interiore attraverso il corpo.

Otello - Compagnia del Balletto di Roma

Otello – Compagnia del Balletto di Roma

Doti fisiche e rara sensibilità interiore educate ed amalgamate da una rigorosa disciplina e da una continua ricerca fanno nascere quelle persone speciali che noi chiamiamo semplicemente “BALLERINI”, veri artisti che che ci consentono , se vogliamo, di attraversare il vetro opaco dei nostri confini sensoriali e sfociare altrove, stare un po’ in questo altrove e poi rientrare nel nostro mondo con una coscienza nuova, una coscienza sorpresa.

Rudolf Nureyev

Rudolf Nureyev

 

“Quando un danzatore è all’apice della potenza, possiede due cose splendide, fragili e deteriorabili: la spontaneità, conquistata dopo anni di esercizio e la semplicità, non intesa nell’accezione usuale, ma come stato di semplicità assoluta, quello di cui parla T.S Eliot e che si consegue sacrificando assolutamente tutto” Martha Graham

Del resto i sentimenti ed i valori che la danza vuole studiare ed esprimere sono sentimenti e valori UNIVERSALI e come tali ci raggiungono, istintivamente.

Concepisco la danza come il frutto di una ricerca che è crocevia fra corpo e intelletto. La perfetta sinergia fra CORPO e MENTE e come avviene per i sistemi complessi durante una rappresentazione teatrale il tutto è sempre di più che la somma della parti.

La coppia Anna Tsygankova Matthew Golding

La coppia Anna Tsygankova Matthew Golding

Charles Baudelaire spiega così il valore aggiunto insito nell’arte della danza: ” La Danza può rivelare tutto ciò che la musica racchiude”

La Danza ci piace davvero!

Dafne

Splendida Alma

E’ tornata alle stampe l’autobiografia di Alma Mahler, merito dell’Editore Elliot.

La mia vita Alma Mahler Elliot editore

La mia vita Alma Mahler Elliot editore

Accade che certi argomenti si rincorrano: non molto tempo fa fu un intervento della scrittrice Melania Mazzucco a farci conoscere il protagonismo di questa donna nell’Europa dei primi del secolo scorso. Il suo destino si intreccia all’arte attraverso i suoi grandi appassionati e spesso tragici amori. I più noti sono Gustav Klimt, Gustav Mahler e Oskar Kokoscha. Attraverso il racconto della sua vita entriamo nel dietro le quinte di autori ed opere e ci avviciniamo al mistero dell’ispirazione artistica, della sua motivazione. Uno svelamento anche un poco impudico che rende umanissimi alcuni protagonisti dell’arte fra Ottocento e Novecento e conferma quanto l’arte sia spesso mossa da pulsioni espressive che maturano sull’albero del sentimento amoroso.

Si narra che Gustav Mahler scrisse le sue partiture migliori durante i nove anni di matrimonio con Alma, diventata la sua ombra e attentissima copista delle partiture sebbene poi lei descriva le proprie forti contraddizioni interiori rispetto alla devozione all’importante marito. Gustav Mahler al termine della loro convivenza poté guarire dall’indicibile dolore solo con l’aiuto di Sigmund Freud. D’altra parte Oskar Kokoschka sfiorò la follia; follia che intravediamo nel tormentato quadro “La sposa del vento”, una sorta di autoritratto della intricata relazione fra i due.

La sposa del vento Oskar Kokoschka

La sposa del vento Oskar Kokoschka

In questo volume troviamo molte suggestioni e interpretazioni sul tema dell’arte, dell’arte che imita la vita e la vita che imita l’arte, un punto di vista insolito, indiretto.

Dafne Visconti

Photoluxfestival e Circuito off : la fotografia si fa strada

logoPHOTOLUX_01 La città di Lucca si sta preparando al Photoluxfestival, il Festival Internazionale della fotografia. Il festival ha cambiato, ultimamente, la sua impronta filosofica rispetto ad una decina di anni fa. Intanto è diventato un evento biennale e poi ha lanciato una comunicazione, diretta, calda, efficace; lo avvertiamo leggendo il chi siamo. Questa edizione si farà notare per la partecipazione di personaggi illustri come Sara Munari e Oliviero Toscani. Interessante il tema che affronterà Oliviero Toscani :

Oggi la fotografia è l’Arte più facile ed accessibile. Ma quanti sono gli Autori?

Questo è un tema davvero interessante, assai attuale, ed è fondamentale prenderne coscienza e reperire qualche strumento utile per poter avere un pensiero critico in proposito.

Sarà proiettato nelle sale del Cinema storico della città “Il sale della Terra” , il documentario di Wim Wender su Sebastião Salgado.

Poi vi saranno numerosi workshop oltre che ad  incontri conviviali in libreria insieme a fotografi e ad altri attori del mondo fotografico.

Due le mostre – evento: la mostra dei vincitori del WORLDPRESSPHOTO e la mostra, in realtà itinerante per l’Europa, denominata EPEA: dodici fotografi di nazionalità diverse hanno dato vita ad altrettante interpretazioni visuali del concetto di “The New Social”.

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Ma la cosa che trovo più interessante e divertente è il CIRCUITO OFF : autori non professionisti selezionati da una giuria esporranno in contesti di vita cittadina del centro storico della città. Quindi vedremo le personali di decine di appassionati fotografi allestite in negozi di ogni tipo, in bar, ristoranti, librerie, studi d’artista.

Un bel movimento, tante immagini da scoprire, tante realtà da aggiungere al nostro immaginario.

Da non perdere.

Dafne

Il sale della Terra e l’anima del fotografo

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Una bella esperienza il documentario su Salgado realizzato da Wim Wenders

Ho compreso profondamente due aspetti della fotografia “antropologica”.

  • Consideravo poco etico fotografare persone e/o popoli come spettatore esterno in situazioni di difficoltà con la finalità di ottenere belle immagini; grazie a questo bel racconto di Wim Wenders su Sebastião Salgado ho capito con certezza che il mezzo fotografico non è cosa diversa dall’uomo stesso in casi emblematici come questo, sui posti e accanto alle persone vi è certamente ed esclusivamente l’uomo Salgado con tutta la sua portata, non esiste spettatore esterno: l’obiettivo fotografico e l’animo sono indistinguibili.
  • Al termine della proiezione si comprende, affascinati, quanto solo l’abnegazione assoluta di giorni mesi ed anni e la progettazione approfonditissima verso ciascuna Ricerca Fotografica abbia permesso la realizzazione di Opere vere e proprie che trasmettono spessore, eternità.

Salgado insegna umanamente e professionalmente.

Da vedere.

Dafne

“Il giovane favoloso” in sala diventa magico

Regia di Mario Martone con Elio Germano Michele Riondino Isabella Ragonese il-giovane-favoloso-locandina-low

Ecco un film, con pregi e difetti, ma un vero film, un’opera. Non sappiamo mai quello che possiamo aspettarci dalla narrazione cinematografica di vite di personaggi entrati nel nostro immaginario in età adolescenziale e idealizzati.

Due ore e mezzo di proiezione che scorrono via, immagine dopo immagine, lo sguardo si riempie, i fotogrammi soddisfano pienamente il bisogno di bellezza e di armonia che inconsapevolmente ricerchiamo. La composizione di ciascuno è perfetta, equilibrata, come le poesie belle che danno una sensazione di pienezza. Lo schermo gigante amplifica la soddisfazione.

La narrazione è tale che ci porta su un piano superiore allo svolgimento dei fatti e dei dialoghi, gli attori protagonisti – Elio Germano e Michele Riondino – sono così bravi che, in sinergia con una regia ed una sceneggiatura magistrali, veniamo coinvolti e trasportati oltre ciò che vediamo e sentiamo. Come accade per ogni classico.

Due sono i momenti di grande tensione emotiva, palpabile in sala: Elio Germano (Leopardi) che declama L’Infinito e successivamente La ginestra. La voce, le pause, le tonalità, i bei versi, la musica e le immagini, il grande schermo, il buio: l’essenza poetica ci arriva pienamente, e più che in qualsiasi altra situazione.

In questo luogo magico – il cinema – tutto si potenzia ed interagisce,  ci penetra confluendo verso la nostra natura emotiva commuovendoci.

Questi i pregi, i difetti non è importante descriverli.

Da vedere

Dafne

Modigliani in mostra

modiglianiPALAZZO BLU PISA

Una esposizione contenuta ma di grande impatto. Uno spazio calibrato. Un allestimento discreto e suggestivo.

Un artista su cui non oso certo dire niente se non le mie personalissime ed intime impressioni.

Mi affascina la sua vita, la morte prematura seguita dal suicidio della compagna in stato interessante: la passione come protagonista vitale. Mi affascina il sapere del  forte desiderio di scolpire, dell’essersi sempre sentito uno scultore.

Il suo stile è pura essenzialità e si esprime al massimo nella sala dei disegni. Pochi tratti ed il ritratto è compiuto. La libertà ed il genio di cogliere in pochi segni l’espressione intima dell’amico, dell’artista, delle amanti, di ogni modello.

La sua arte è la libertà di rappresentare anche asimmetrie del volto forse inesistenti che diventano espressione di tratti interiori, occhi privi di pupille, chiari e scuri accentuati, pose a volte esagerate: tutto questo una volta sintetizzato dallo sguardo dell’osservatore restituisce la verità del soggetto raffigurato.

E il mistero dell’arte si rinnova, con Modigliani, inimitabile.

Dafne