Una “Forza Maggiore” che ci domina

forza maggioreForza Maggiore di Ruben Ostlund

Film svedese. Atmosfere decise e a tratti perturbanti. Un sottobosco di sensazioni – a causa di un evento imprevedibile –  avvolgono i coniugi protagonisti del film, sensazioni difficili fino a diventare invalidanti e tanto pervasive da raggiungere  l’animo dei due figli piccoli.

Un film che è un insinuante viaggio nei meandri psicologici che – si capisce bene – potrebbero anche mai estroflettersi esternamente, un film che è un dare audio alle voci interiori profonde che potrebbero anche mai diventare comunicazione esterna all’altro.

Ma qua non accade: l’insenatura profonda diventa una piega più lineare e le voci profonde si fanno un poco più chiare, fino a fuoriuscire e diventare parole possibili. Merito di un’impellente esigenza di verità da parte di lei, e di una sincera ricerca di sè da parte di lui.

Nonostante questo il film non consola, ma mette nero su bianco le nostre assolute e spesso complicate incongruità interiori. E chissà, la “Forza Maggiore” è probabilmente ciò che può comportare un autoinganno esistenziale.

Interessante la regia, il taglio delle inquadrature, la luce inquietante diffusa, la neve, ed i silenzi della neve che sovrastano gli uomini. Inoltre trapela qualcosa della società svedese relativamente alla parità fra i sessi, qualcosa di contrario al machismo latino.

Bravissimi gli attori, un bel film, calmo, ponderato, lento nella bellezza della lentezza.

Dafne

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