BIRDMAN ci raggiunge

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Ti prende alla sprovvista. Ti porta avanti, indietro, dentro e fuori. In sostanza questo film ti trascina con sé. Nella profonda e arguta fantasia del regista, dentro la “sua” storia pensata, quella della sua testa viaggiante. Si capisce la portata della narrazione dal fatto che si stratta di un film difficile da raccontare; si può esprimere emozionalmente, ma il racconto della trama si esaurirebbe in poche parole, facendo perdere gran parte del suo significato.

Il film è reso attraente dall’ambientazione all’interno di un teatro, partecipiamo alle scene e alla vita del teatro, vivendone i retroscena, le sofferenze. Per lungo tempo il punto di vista dello spettatore oscilla fra il palco del teatro ed i suoi sotterranei. Quasi si tocca la polvere delle assi del proscenio ed il caldo delle luci di scena mentre gli attori eseguono le prove. Dopodichè si scende sotto, nei camerini, nella sartoria, fra i corridoi asfittici e trasudanti passioni e timori di uno spettacolo ancora da rappresentare e di cui non se ne possono prevedere le sorti.

La vita del protagonista E’ lo spettacolo che deve essere rappresentato. Non sappiamo cosa accadrà e cosa ne sarà di lui.  Nel frattempo, noi, lentamente, entriamo nella strana ed affascinante e perturbante personalità dell’attore principale. E soprattutto nei meandri psicologici di noi stessi o dei personaggi (non fa la differenza) suggeriti da ciò che sta per andare in scena: Di cosa parliamo quando parliamo di amore , un racconto di Raymond Carver che apre le pieghe dell’anima e della psiche e mette in mostra le profondità più recondite con parole limpide, taglienti ed efficaci. Parole che passando dalla narrazione scritta alla espressione teatrale acquistano ulteriore portata e drammaticità.

Ma poi, da questa più sanguigna e passionale realtà, noi spettatori veniamo trasportati – attraverso la quasi lucida follia del protagonista e la immaginifica espressività del regista – su una altro livello. Onirico? Fantastico? Assurdo? Paradossale? Non lo sappiamo, forse di tutto un po’. Fatto sta che ci piace e che si armonizza con tutto  il resto: è questa la REGIA in senso letterale, il concertare, l’articolare il proprio pensiero e poi riuscire a rappresentarlo con tutte le licenze poetiche del caso, da vero regista/artista.

Birdman ci raggiunge veramente, potentemente.

 

Dafne

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8 comments

  1. Sinceramente l’idea di un film “prenotato” agli oscar mi ha lasciato molto indifferente in primo momento. Poi però dopo aver letto alcune interviste sul regista, mi sono persuaso di andarlo a vedere e ne sono stato molto lieto. Mi sono completamente ricreduto (anche se continuo a non apprezzare le modalità di “gestione” degli oscar). Come dici, il film non si può raccontare perché é un susseguirsi di emozioni e ricordi in un percorso che si svolge e riannoda in un continuum quasi senza nesso se non avendo al centro lla ricerca (o forse, la riappropriazione) della verità, unica e sola. Molto bravo il protagonista è molto forte la storia, probabilmente specchio reale dei nostri tempi.

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    1. Eh sì, proprio così, inaspettato, nuovo. Come dici tu un tema fortissimo, che riguarda l’individualità del protagonista (e di tutti noi), declinato a stupore, ironia, paradosso, visionareità. A me è questo che è piaciuto molto e dove sento la grande capacità del regista: il caleidoscopio di avvenimenti e sensazioni, che si mischiano e confondono. Mi fa piacere che Birdman abbia “raggiunto” anche te!

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  2. Mi guarda. Lo guardo. Ci guardiamo. E nessuno dei due si decide a fare il primo passo… Ah, ma giuro che un giorno di questi accendo il maledetto lettore dvd e me lo vedo di gusto!
    Grazie del consiglio – chissà che mi serva a prendere coraggio.
    Bentrovata e buona serata.

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  3. Bella disamina del film. Anche a me è piaciuto molto. Tecnicamente ineccepibile con attori che definire in stato di grazia è poco.
    Ciao Dafne!

    Ti consiglio il mio blog se vuoi leggere di storie al limite condannate a vivere alla periferia dell’umanità.

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