“Non si sa come” Pirandello ancora ci parla

Un dramma in tre atti, pochi personaggi, parole cristalline che aprono uno squarcio sulla vita interrompendone la linearità.

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E’ un attimo e, “non si sa come”, la prospettiva cambia. Cambia così tanto che al termine del dramma anche lo spettatore comicia a pensare che il confine tra sogno e realtà sia davvero sottile, o per dirla in modo ancora più vicino al pensiero del drammaturgo che i nostri atti, quelli “irriflessivi” e perciò distanti dalla coscienza, agiscono sulla nostra vita come possono fare i sogni, sottilmente, subdolamente.

E’ un modo per giustificarsi o per entrare in veri dilemmi esistenziali?

La realtà (i nostri atti) sono, a volte, come i nostri sogni, cioè inevitabili, indipendenti dalla nostra volontà. E allora: cosa è la volontà? E la coscienza?

Queste le domande che Pirandello ci fa porre.

Esiste un io che poco conosciamo e poco dominiamo e che può manifestarsi improvvisamente, agire strisciante, o non palesarsi mai. Dipende dai casi della vita.

Questa opera mette in scena la labilità dell’essere in modo profondo e semplice come solo un genio può fare.

Nello specifico la trasposizione del regista Federico Tiezzi e dei bravi attori, come delle ottime scenografie ci hanno fatto vivere il vero teatro e sentire la sana lontananza dai siparietti luccicanti e vuoti della televisione e di tutto ciò che gira attorno ad essa o dalla pretenziosità di un certo cinema.

Il vero teatro è pazienza ed intima riflessione.

Dafne

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2 comments

  1. Penso che non di rado gli artisti (evidentemente i più geniali) arrivino a “vedere” realtà che spesso la scienza, necessariamente o quasi necesariamente ancorata ai suoi schemi logico-razionali, non può vedere.
    Secondo me questo è’ il caso di Dostoevskij, di Kafka e naturalmente, anche di Pirandello.
    Geni come loro hanno saputo scandagliare i misteri dell’io con una profondità che davvero, lascia stupefatti… ed anche inquieti, in un certo senso… Perchè le loro creazioni ci mettono di fronte alla nostra fragilità e talvolta anche di fronte alla nostra ottusità, crudeltà e vanità.
    Buona giornata
    Riccardo

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    1. Spieghi molto bene quello che anche io penso, ed aggiungerei che questi “geni” come tu li hai giustamente definiti, hanno, dentro loro stessi, il coraggio di “vedere” e poi di “esprimere”.
      A presto

      Dafne

      Mi piace

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