La “breve” vita di Adele

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Non mi ha convinto ” La vita di Adele”.

Il film vincitore del Festival di Cannes non dovrebbe far sorgere dubbi. Ed invece sono tanti. Avevo altre aspettative. Mi aspettavo di entrare in complessità sconosciute, in risvolti dell’animo problematici che il buon cinema ed il regista creativo dovrebbero rappresentare senza rimanere ancorato ad una realtà prevedibile.

Il vero cinema è per me fare un passo fuori dal mondo reale pur raccontando proprio quello. E’ saper utilizzare la macchina da presa e gli attori non per descrivere ciò che anche io immagino, vedo, percepisco, ma per portarmi a trasognare, vedere oltre, oltre alla capacità dei miei occhi e della mia mente. Sappiamo che la creatività nel cinema può confonderci e stupirci. Si tratta di saper utilizzare gli strumenti del mestiere.

Ho trovato il film scolastico, nella trama e nella stesura scenica. Senza guizzi stilistici nè originalità, senza una visione altra che mi aspetto da un regista in grado di realizzare un’opera.

Sarà che avevo visto recentemente due gran bei film ed ho potuto fare un rapido confronto nel riscontro emotivo e di cifra artistica dei registi e degli attori coinvolti.

Si tratta di “Stoker” del regista coreano Park Chan-wook e di “Il caso Kerenes” ( post ) del regista rumeno Calin Netzer.

In entrambe i film si affrontano vicende drammatiche e relazioni difficili. In questi due film circolano continuamente suggestioni, pensieri dei personaggi nonchè retropensieri, si vede ciò che palesemente viene rappresentato ma anche ciò che non è rappresentabile. La profondità e le sfaccettature dei personaggi fanno parte del tutto, e senza che tu te ne accorga sai tutto di loro e delle loro vite, sei coinvolto dalla complessità delle situazioni. Non so come sia possibile, ma credo che si tratti dell’arte cinematografica che non ho scorto ne “La Vita di Adele” che ci ha, oltretutto, invaso con decine di minuti di immagini di sesso lesbo non richiesto.

Non so…qualcosa non torna..

Dafne

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11 comments

  1. Belle queste tue riflessioni di cui terrò conto quando mi capiterà di vedere questo film. Stocker l’ho visto recentemente e condivido. In ogni modo a casa mia, grazie ad un marito vero cinefilo, di film se ne vedono moltissimi ed è sempre più difficile scovare qualcosa di significativo.

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    1. E’ verissimo quello che dici sulla difficoltà di scovare del significato in ciò che ci viene comunenmente proposto. Ed hai usato proprio il termine giusto: “scovare”, infatti non rimane altro da fare per chi vuole ricevere veri stimoli. Comincio a pensare che tutto il mondo dell’arte, della letteratura, del cinema, sia inquinato da una forma di qualunquismo mascherato da intellettualismo, che impone l’attivarsi di un pensiero veramente critico e da spirito di ricerca sul campo, nei vicoli e non nelle strade del main stream. Anche i nostri blog contribuiscono a questo.

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  2. La tua nota sulle tre ore mi ha fatto pensare proprio a questo film e mi chiedevo se l’avessi visto, che coincidenza!
    Non capisco davvero cosa ci abbia trovato la gente in questo compitino di finto realismo, dove tra l’altro le attrici sono state abbastanza torturate “per l’arte”, cosa che già non concepisco, ma poi non ne valeva la pena davvero minimamente. Appena riesco a mettermi in pari con le uscite in sala, pubblicherò anche io la mia stroncatura, sperando di non subir crocifissioni…
    E’ stato un bel sollievo leggere questo pezzo.
    Un saluto e grazie ancora

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  3. Ho avuto la stessa sensazione, “Qualcosa non torna”.
    Poi ho capito, era tutto troppo forzato, le scene scorrevano, ma i dialoghi sembravano essere cavati fuori dai personaggi a forza.
    Adele, come personaggio, non mi è piaciuta. Ho preferito, di gran lunga, Emma, era più spontanea, più vera.

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