Roma, Palazzo delle Esposizioni: nessuna novità

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Il palazzo è bellissimo, gli spazi enormi come sono quelli della città, Roma.

Due eventi: “Empire State – Arte a New York oggi” e “Helmut Newton. White women / Sleepless Nights / Big Nudes”

Al piano terra i 24 artisti newyorchesi contemporanei, che per nascita e residenza, dovrebbero esprimere l’arte di oggi. Anticipandola.

Al piano superiore le 200 immagini scattate dal fotografo di moda.

La visita al piano terra è certamente molto gradevole. Gli allestimenti molto interessanti, a volte spettacolari, per le imponenti dimensioni delle opere. Le biografie degli artisti e le delucidazioni scritte che accompagnano sempre le opere aiutano a decifrare i significati, ma soprattutto la genesi delle opere.

Ho avuto l’impressione di assistere, in alcuni casi, a sperimentazioni materiche: le tele ottenute da una sapiente colatura di colori protatta nel tempo (Ryan Sullivan), od opere ottenute inserendo in una stampante lino grezzo (Wade Guyton, dice di sè : ‘Faccio quadri, ma non penso a me come a un pittore’).

In questi casi ciò che si recepisce è il gesto, il cui risultato non porta bellezza, e non manifesta maestria come forse richiderebbe ciò che chiamiamo Arte.

Troviamo, fra i tanti altri, anche Jeff Koons con le sue Veneri in acciaio inossidabile lucidato a specchio e le sue grandi tele intitolate Antiquity che in qualche modo dissacrano l’antichità greca.

Questi sono solo alcuni esempi.

L’evento newyorchese è molto interessante, per gli interrogativi che pone sull’idea di Arte. Forse io, contemporanea, non riesco a cogliere il significato profondo di certe opere, o forse stiamo vivendo un’epoca di assenza di arte che rende difficile distinguere l’ Artista dai numerosi artisti attivi e che realizzano certamente belle cose.

Al piano secondo le circa duecento foto di Helmut Newton mi hanno parlato di un fotografo di moda degli anni ’80, che non emoziona.  Ad esclusione di due o tre foto, non di moda, che sono riuscite poetiche: un salice piangente in una notte ventosa, l’immagine di una “madonnina” a Poggibonsi, ed un nudo a Berlino, più vero degli altri.

Comunque, nel complesso, niente di nuovo.

Dafne

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13 comments

  1. Io non credo che non ci sia più afte, è che probabilmente vivamo nella società dell’immagine, dove assistiamo ininterrottamente ad un continuo susseguirsi di immagini che non vengono più neppure selezionate, a questo poi aggiungi ci ‘la dissacrazione’ dell’arte stessa e del suo mutare. Conosco i lavori di Koons di cui parli e c’è da dire che sono un’intervento malriuscito di comunicazione, dove ormai la creatività è sostituita da un brand. Occorerebbe una maggiore selezione e scindere (da parte degli organizzatori di eventi), il prodotto artistico da quello quotato dal mercato. Ma qui il discorso si fa impervio ed allora prendi la visita che hai fatto come mera documentazione, segno dei nostri tempi. Forse tra qualche decennio, con la storicizzazione dalla loro parte, saranno nei capitoli dei libro di storia dell’arte!

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    1. In effetti ho vissuto la visita così: una documentazione, come sfogliare una rivista che racconta cosa accade nel mondo, chi fa cosa. Spero proprio che i nostri posteri non troveranno questi nei loro futuri libri (?) d’arte, o se li troveranno sarà per spiegare la crisi di “vocazione” artistica di questa epoca. Ho paura che non interessi più a nessuno riconoscere l’arte e che i nuovi critici nati e cresciuti nella società dell’immagine non riusciranno a distinguere…quadro apocalittico?

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  2. Ma, d’altra parte, vivendo oggi e non sapendo come giudicheranno i posteri, ciò che interessa, almeno a me, è capire ciò che avviene oggi, né mi pongo mai l’interrogativo se si tratti di arte o no: Importante è comprendere perché avvengono certi fenomeni. Il resto mi sembra non spetti a me giudicare più o meno severamente, anche se non è vietato esprimersi in merito. Nei secoli sono cambiati i criteri di giudizio, tanto che è mutato radicalmente l’apprezzamento di certi artisti e di certe opere! Quello che noi oggi riconosciamo come arte, non è sempre stato ricoonosciuto nello stesso modo!

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    1. Un buon punto di vista, che condivido. Ma il dubbio che maggiormente mi assale riguarda il concetto di abilità e maestria, di manualità e competenza. Cioè mi chiedo se davvero si può disconoscere questo elemento quando si parla di arte.
      Comunque è molto importante quello che dici: capire ciò che avviene oggi. Per questo continuo ad andare, per avere impressioni e farmi domande.

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  3. in effetti è importante la domanda di fondo: che significa arte «di oggi»? Una buona arte certamente la si studia in relazione alla sua epoca, ma il suo segno, il suo «essere arte» deve essere fuori dal contingente, se no che arte è?

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    1. Che l’arte debba lasciare un segno fuori dalla contingenza mi pare certo. Ciò che mi chiedo, però, è se noi, che viviamo nel contingente, siamo davvero i più adatti a cogliere quel segno in ciò che oggi si produce. Forse toccherà ai posteri, almeno così io credo, come d’altra parte è sempre successo. Che l’arte di Dante abbia lasciato un segno oltre la contingenza, se ne accorsero i romantici, molti secoli dopo! Basta ricordare quale giudizio di Dante diedero Petrarca e i petrarchisti che per secoli fecero scuola in Italia e in Europa!

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      1. È vero che questa considerazione va tenuta di conto. Probabilmente stiamo vivendo un periodo di grande trasformazione del senso, del concetto di arte. Essendo contemporanei non riusciamo a districare i significati. Però è come se non mi riuscisse staccarmi da quel l’idea di arte che prevede delle oggettive abilità, mi rendo conto che forse è proprio questo il passaggio che riusciranno a fare mentalmente i posteri.

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  4. Certo la tecnologia ha messo in crisi molte convinzioni e ha svuotato di significato alcune funzioni che all’arte si attribuivano: la fotografia ha reso un pessimo servizio ai ritrattisti, ma anche a tutti gli artisti che pensavano all’arte come imitazione della natura. Ceci n’est pas une pipe! diceva Magritte: questo andrebbe ricordato più spesso! La tecnica, intesa come abilità manuale per riprodurre il reale, perciò ha probabilmente fatto il suo tempo, ma ciò non significa che gli artisti di oggi non abbiano altissime abilità tecniche: penso a scultori come Merz e Penone, per rimanere in Italia; o a pittori come Picasso o Dalì, o Matisse, o Bacon o , più vicini a noi, Warhol e Liechtenstein, o, per venire ai nostri contemporanei, quegli stessi di cui parli tu, che hanno, per le loro opere utilizzato moderne tecniche digitali. Sparisce il disegno? Non è detto, intanto perché l’utilizzo delle vecchie tecniche è utile in molte attività (restauro in primo luogo); poi perché potrebbero verificarsi ritorni, come avvenne qualche anno fa con gli iper-realisti che avevano il chiaro intento di concorrere con la fotografia. Tutto ciò appartiene al mondo dell’arte, o a quello del transeunte? Chi lo può dire? E, aggiungo, è così interessante davvero stabilirlo?

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