Month: gennaio 2013

“La tempesta” diventata “La sposa del vento”

Proprio così: l’autore lo aveva intitolato “La Tempesta”, ma l’amico poeta Gerog Trakl, alla vista del quadro che asciugava sul cavalletto, suggerì al pittore un altro titolo: “La sposa del vento”. Così fu.

La sposa nel vento Oskar Kokoschka 1914

La sposa del vento  – Oskar Kokoschka  – 1914

E’ avvicente l’intervento di Melania Mazzucco sull’opera “La sposa del Vento” (1914) di Oskar Kokhoschka. Trovo molto interessante il suo focalizzare l’attenzione sull’aspetto sentimentale e privato di questa opera, esaltandone la potenza e ammirando il coraggio dell’autore.

“Non c’è niente di più pericoloso per un artista che mostrare i propri sentimenti, le proprie ferite, le proprie illusioni. Il ridicolo ti aspetta al varco. Per accettare la sfida, bisogna essere o molto giovani o molto vecchi. O molto coraggiosi.”

Si scopre che si tratta di un autoritratto: l’uomo è Kokoscha stesso, e la donna è Alma Schindler, la sua amata; sono rappresentati come in una tempesta di emozioni, le pennellate grumose e spaziose danno un senso di movimento che più che esterno è interiore; si avverte un che di indomito, e la consapevolezza della brevità del riposo, sia fisico che dell’anima.

Il pittore aveva 28 anni quando dipinse questo quadro, e nell’autobiografia scrisse di averlo dipinto quando con Alma era già tutto finito

“Usò un verbo molto strano: disse di essersi “districato” da lei.”

La Mazzucco parla di coraggio del pittore nell’esternare il proprio vissuto, ma mi viene da pensare che più che di coraggio si tratti di necessità, quella particolare specifica necessità insita in persone speciali che fa loro produrre Arte.

In ogni caso trovo questo dipinto bellissimo e vale la pena ricordare che

“Kokoschka avrebbe dipinto per altri sessantasei anni: una vita intera. Ma nessuno dei suoi quasi cinquecento quadri avrebbe avuto la visionaria potenza di questo.”

Forza di un sentimento mai più vissuto?

Dafne

Piccola Milano, ricca di “amore e psiche”

E’ stato tutto una sorpresa: arrivare a Milano e sentirla piccola e semplice, guardare il Duomo grigio-rosa, bellissimo, e non sentirlo incombere. Percepirlo, invece, discreto, misurato pur con le sue guglie, il suo gotico, e lo spingersi verso l’alto. Pensavo a Milano in modo diverso prima di trovarmici.
L’atmosfera tranquilla, quasi ovattata, i movimeti lenti delle persone e dei mezzi davano un’impressione di pazienza e accettazione.

La fila di persone davanti a Palazzo Marino era proprio così, paziente e compiaciuta dell’opportunità di potersi trovare, di lì a poco, di fronte ad Amore e Psiche del Canova ed alla Psychè et l’Amour di Francois Gerard.

Questo slideshow richiede JavaScript.

La perfezione, l’armonia ed il senso di eternità di” Amore e Psiche stanti” si intuiscono in virtù della loro compostezza, delle linee combacianti e dello spazio occupato, dalle due figure,  in modo netto e raccolto, composto. E’ questo, credo, che dà senso di infinito, di una coscienza senza tempo; da tale impressione si è rimandati all’idea che la scultura che vediamo e ciò che riesce a trasmetterci sarà vero e valido per sempre. L’immortale Amore è umanizzato, credibile, vicino a noi e la mortale Psiche consegna la sua anima (la farfalla) nella mano di Amore da lei sorretta, tenuta, nella piena consapevolezza del reciproco trasformarsi. La naturalezza del gesto e delle espressioni dei volti incantano.

La visione del Gruppo scultoreo è suggestiva, appare leggero e morbido, il marmo riluce nel quasi buio della sala, lo sguardo è catturato e si è spinti alla contemplazione ed al silenzio; siamo davanti ad un mito, si avverte pienamente.

La bellezza di “Psyche et l’amour” di Gerard sembra derivare dalla perfezione, dalla pura sensualità dei corpi, dalla raffinatezza della rappresentazione del mito. Amore, invisibile, bacia Psiche, la quale incrocia le braccia sotto il seno a dimostrare la percezione di una forte emozione e di uno stupore che trapela dalle labbra socchiuse. E’ questa la prima opera che vediamo, colpiscono subito la delicatezza e la bellezza dei colori tenui, perfettamenti manifesti, nelle loro sottili sfumature, grazie al buio in cui è posto il quadro.

A completare il percorso espositivo vi è un interessantissimo video dove artisti, esperti, critici esprimono le loro idee ed impressioni sull’amore e la sue rappresentazioni. Considerazioni allo stesso tempo semplici e pregnanti come quella riguardante il confronto fra pittura e scultura: il quadro, a causa della sua bidimensionalità, risulterà sempre più enigmatico di una scultura che si propone, per la sua tridemensionalità, più coerente al nostro abituale modo di percepire visivamente la realtà. Oppure quando il massimo esperto  parla di  sensualità nell’arte, ad indicare il percepire con consapevolezza la vita attraverso i sensi, una missione umana che trova aiuto e rifugio nell’arte, massimamente nell’arte classica.

Niente di più sorprendente trovarsi in una città, percepita prevalentemente come motore produttivo ed economico, ed addentrarsi nei meandri dell’ Amore e della Psiche.

Dafne

Appunti su Napoli

Dopo un vuoto di parole dovuto a carenza di stimoli artistici o forse ad un blocco espressivo torno a raccontare qualcosa, alcune impressioni..ma su cosa?

Pesco nella memoria la breve gita fatta a Napoli ai primi di ottobre e rivivo le sensazioni uniche provate all’impatto con questa straordinaria città.

Mentre passeggiavo per la città riflettevo, osservandomi dall’esterno,  percependo in maniera distinta  una realtà diversa da qualsiasi altra.

Ho preso appunti, scrivendo seduta su un sedile della ferrovia Cumana o su una panchina.

Una delle prime impressioni mentre cercavo la ferrovia Cumana per raggiungere il centro è stata il sentirmi a mio agio, la tranquillità

“non si avverte affatto l’aria dipericolo che mi raccontavano”

Appena arrivata, appena uscita dalla stazione, la prima reazione è stata fermarmi e guardare, come quando sei al cinema o al treatro: immobile guardi con gli occhi mentre la mente veloce elabora sensazioni che devono trasormarsi in parole per non rimanere intrappolate troppo in profondità e rischiare di perderne la coscienza.

Ho passeggiato a lungo per le vie del centro

“Inizialmente contenta, ingenuamente, da turista.Entrando poi nella via dei Tribunali e nella via San Biagio del librai, ho avvertito un senso di inquietudine che mi ha fatto capire la vera anima della città, il suo essere corpo unico, unico organismo e quindi il mio esserne estranea. Senso di soggezione che incute un senso di rispetto. Fermento, laboriosità, relazioni continue.  A Napoli si parla davvero molto.”

La visita al bellissimo chiostro maiolicato di Santa Chiara mi ha riportato ad una totale sensazione di pace e tranquillità.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Successivamente sono scesa alla fermata della metropolitana Museo

“Zona bellissima, popolosissima, commerciale ma nello stesso tempo assai verace, vissutissima. Sento una diversità con zone analoghe di Roma. Qui c’ è veramente tantissima gente, gente che parla, che si muove. Ragazzini ovunque, motorini numerosissimi. Tantissimi negozi di frutta e verdura. Tantissimi. Mercati ovunque e panni. A Napoli è tutto numeroso e vivo, vivace: persone, librerie, edicole, motorini, negozi di verdure. Mi appare Porta san Gennaro, è affascinante. Di nuovo sensazione di estraneità e di loro corpo unico.  I napoletani sono gentilissimi e perspicaci, quasi non occorre chiedere che già ti rispondono”

Un’altra particolare sensazione che ho avuto è stata anche quella dell’inafferabilità. Ho sentito sempre qualcosa che sfuggiva alla mia comprensione, forse perchè diverso dalla mia quotidianeità. Per quanta gente ci sia non ho provato quella sensazione di anonimato, non mi sono sentita fagocitata dai movimenti esterni, dal brulichio, dalla gente, dalla città: sono rimasta fuori dal cerchio vivo della città, e della gente che la vive, tanto forti sono le loro radici.

“Napoli è diversa da Roma. Ho avvertito l’assoluta antichità di questo bellissima affascinante Napoli;  più che a Roma ho sentito l’antico, le vestigia”

Ho voluto condividere queste impressioni di vita,  più che raccontare delle bellissime opere viste.

Dafne