Arte Accessibile a Roma

La curiosità mi ha spinto a visitare la prima Affordable Art Fair a Roma (a Milano si sono svolte già due edizioni). La caratteristica di questa fiera è che il prezzo massimo delle opere esposte non supera i 5000 euro, e su ogni opera è mostrato chiaramente il prezzo.

Ci si muove fra gli stend, frastornati dalla quantità di opere che ci circondano. Ogni galleria presente, propone tre-cinque artisti ed ogni galleria è diversa per stile e tipo di allestimento. E’ un suk dell’arte, multiforme e variopinto. E’ caotico, ma non ci si sta male; nella moltitudine delle opere proposte lo sguardo viene maggiormente attratto da quelle che hanno una loro sicura originalità, inconsciamente si opera una selezione veloce: alcune opere chiamano, attraggono, altre scorrono lontane.

E’ stato interessante, formativo. Si tratta di arte contemporanea, accessibile non solo per il prezzo, ma anche per i contenuti godibili e spesso innovativi.

Uno spaccato del  senso estetico contemporaneo, proposto semplicemente, senza pretese. Ho sentito, qui, l’espressione artistica e creativa come  una lingua universale, ho sentito il passaggio comunicativo fra chi crea e chi fruisce in modo lineare, veloce, senza apparati strutturali e formali. Come dire: è così che noi aristi, autori, creativi, ci esprimiamo in questa epoca, in questi giorni, e così vogliamo dirverloe condividerlo, e se vi piacciamo comprateci.

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Mi è piaciuta l’idea di desacralizzare la diffusione dell’arte contemporanea, non relegandola alle gallerie, rendendone meno formale l’approccio, meno impegnativa la possibilità di un acquisto.

Dafne

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9 comments

  1. Avrei voluto esserci, ma non ne ho avuto il tempo. Ho visto e letto delle precedenti edizioni milanesi e delle nuove proposte anche “online” per acquisti in 2.0. L’idea è sicuramente interessante e nasce dalle grandi ArteFiera, Basel & Co. dove anche l’ingresso per visitare ha costi proibitivi. Mettere a disposizione un nuovo modo di vedere l’arte è secondo me molto educativo. Ci pensavo ieri di ritorno a casa, passando accanto ad una vetrina di tele stampate con le solite immagini di repertorio. Molte persone non lo sanno che a quegli stessi prezzi, possono comprare dell’arte vera, dei pezzi unici che sicuramente saranno meno dozzinali di quelle stampe che sono ovunque. Ma a fargli capire la differenza occorre sicuramente qualcuno che glielo dica, e l’eventi che hai visitato secondo me è nella giusta e buona direzione…

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    1. sì, credo anch’io che la strada sia quella della valorizzazione del «pezzo unico» che è un concetto semplice ed accattivante

      in qualche modo proprio l’estrema «liquidità» del flusso di immagini del web, come anche dei suoni, fa emergere il desiderio del pezzo unico, un po’ come accade col vinile per i dischi

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      1. Interessante l’idea che quella che tu chiami “liquidità”, data dal flusso estremo di immagini ci possa (o debba) portare ad una ricerca di personalizzazione, di scelta, che diventa un riconoscimento reciproco fra autore e fruitore/compratore. Grazie di questo input.

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      2. Si, infatti credo che questa liquidità sia un’arma a doppio taglio. Da una parte c’è una saturazione visiva fatta avidamente in velocità e questo distoglie l’attenzione; dall’altro, per fortuna, tutta questa eccedenza di immagini, spinge il fruitore a rallentare, a ritornare alla contemplazione dell’opera. Se poi questa fase viene associata ad un’educazione alla conoscenza di mondi che a priori si tengono in disparte, si può apprezzare ed incuriosirsi ad eventi come questo che ha visitato Dafne!

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      3. Sì! E magari cominciare ad acquistare in proporzione alle proprie disponibilità, con tanta soddisfazione e compiacimento estetico che aiuta a provare una specie particolare di felicità.

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      4. Brava! Occorre scegliere col gusto, per il piacere personale. Noi parliamo di piccole cifre, che sicuramente (purtroppo) non tutti possono impegnare, però credo che tutto debba sempre essere convogliato dalla conoscenza. Immagino che molti lavori di rafazzi delle accademie si possono comprare a poco! E quello consentirebbe di avere della vera arte in casa… Ma ripeto, è una questione di conoscenza!

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  2. “Mi è piaciuta l’idea di desacralizzare la diffusione dell’arte contemporanea, non relegandola alle gallerie, rendendone meno formale l’approccio, meno impegnativa la possibilità di un acquisto.”

    Accetto.

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