Esperienza luminosa al Macro

Al Macro si entra e si fanno percorsi diversi dal solito. Si viaggia in un’arte che parla utilizzando strumenti e pretesti che fanno parte del nostro vissuto. Difficile dire cosa sia bello e cosa no. E se c’è qualcosa di bello. Probabilmente si tratta di linguaggio più che di forma e per questo risulta difficile dare giudizi estetici.

Mi riferisco, in particolare, alla mostra in corso dal titolo “Neon. La materia luminosa”.

Come si legge dal sito del museo,  NEON  porta al MACRO le opere di più di cinquanta artisti internazionali che hanno fatto di questa semplice fonte di luce artificiale la materia luminosa dell’arte contemporanea.

Certamente non ho sentito le opere avulse e nemmeno ho percepito una creatività forzata. Anzi, alcune di esse univano la forza dell’immagine luminosa a quella del potere della parola, come la scritta di un verso del corano in caratteri arabi luminescenti: una stridente e suggestiva contrapposizione fra antichità religiosa d’oriente e  moderno strumento d’occidente.

Un’altra opera che ho trovato molto interessante ed anche, in qualche modo, bella è un paesaggio di insegne dismesse.

E’ interessante come dei veri e propri oggetti, grazie al loro significato sociale e storico, riescano ad evocare sensazioni lontane dal loro specifico utilizzo pratico e dalla semplice sensazione di niente che ci suggeriscono nel quotidiano. Come se ogni volta gli autori riuscissero a manifestare, attraverso una specifica manipolazione di questi materiali, il background di sapienza umana e le conseguenze sulla coscienza, che soggiacciono dietro alla loro esistenza.

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Si vverte  molto la forza della parola che diventa immagine e della luce che agisce nello spazio.

Ciò che anche mi sorprende è che, come per la maggior parte delle opere artistiche, la loro visione diretta è di fondamentale importanza: qualsiasi altro mezzo (foto, cataloghi) non riesce a rendere l’idea dell’impatto visivo nello spazio, viene sminuita quella forza evocativa di cui parlavo e, con essa,  la possibilità di una vera partecipazione, di un coinvolgimento che in effetti cresce lentamente man mano che si passeggia fra questi molteplici e multiformi soggetti-oggetti.

Dafne

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2 comments

  1. Al Macro è da un po’ che voglio andarci e non ci sono ancora riuscito. Ogni volta che passo da Roma sono sempre di corsa ed è un po’ fuori mano. Immagino, anche da quello che scrivi, che la bellezza dell’edificio (contenitore) è veramente imponente (come ho visto dalle foto e dai servizi), la mostra dei “neon”, poi dovrà essere molto affascinante. È un tipo di arte che mi incuriosisce molto, in questi giorni sto leggendo una bella biografia di Leo Castelli e dell’arte americana dagli anni Cinquanta agli Ottanta, spesso si narra degli artisti (probabilmente in parte gli stessi esposti) che hanno fatto la storia e che hanno mutato, innovandosi, la capacità creativa e il loro modo di esprimersi.

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    1. Visitare il Macro è una bella esperienza; il fascino della struttura deriva dal fatto che nasce dalla trasformazione degli antichi stabilimenti industriali della birra Peroni. Non è enorme, dà un senso di spazio e modernità, ed è a misura di visitatore. Adesso c’è anche un’altra mostra interessante, quella su Claudio Cintoli (1935-1978). Era un personaggio eclettico che si è misurato con varie forme espressive negli anni ’60 e ’70, seguire il suo percorso di vita-lavoro aiuta a percepire gli inizi di una nuova società artistica, o almeno così mi è sembrato. Comunque sì, la mostra sul Neon è davvero interessante, e più ci penso più mi rendo conto che mi è davvero piaciuta molto!

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