Emozioni alla Galleria Borghese

Non vengono facilmente alla mente le parole per descrivere la Galleria Borghese di Roma. Posso dire che si tratta di una immersione di due ore nella vera Arte: attraverso la visione delle opere esposte rimangono incise nel visitatore impressioni che si tramutano in sentimenti che avvicinano ad uno stato di appagamento derivante dalla forza e dalla bellezza indiscutubile delle opere. Non si tratta di farci un’opinione su ciò che vediamo: il dirompere delle forme e dei significati nelle forme, sopravanza i nostri pensieri; il fascino del passato anticipa ogni nostra razionalizzazione, l’esperienza estetica che facciamo ci piace, ci piace e basta senza poterne spiegare i motivi a dimostrazione che un qualcosa che attraversa l’Arte accomuna gli uomini; l’esperienza dell’arte va a toccare un nostro nucleo comune, forse il nostro senso interiore della vita, il senso del suo passaggio e corruttibilità e la reazione di stupore e fascino deriva dal contrasto con la bellezza eterna che l’arte è riuscita a produrre.

Vorrei ricordare visivamente le opere di Gian Lorenzo Bernini, compiute già all’età di 25 anni.  Osservando, anche liberi da conoscenze storiche, le opere del Bernini, si può avvertire che esse non parlano solo della loro epoca, ma si aprono trasversalmente per farci porre domande sul significato dell’arte, del sapere, del sentimento, della bellezza, quindi su temi generali, prescindendo dal periodo storico in cui collochiamo l’opera. Se pratichiamo, in questo modo, il sentimento del bello si intuisce che la comprensione e la sensazione del bello stimolano il sentimento, dandoci serenità.

Non posso descrivere le statue viste se non con poche parole: il David è forte e impetuoso, la torsione del suo corpo e l’espressione contratta del viso contribuiscono a farcene sentire viva la presenza, Apollo e Dafne appaiono all’improvviso nella loro levità ed esprimono tante emozioni (l’amore, la paura, la fuga, il senso della natura), Il Ratto di Proserpina affascina per la morbidezza del marmo che si fa complesso, si torce, si avverte la tensione del momento e si respira aria di mito, infine nell’ Enea e Anchise ammiriamo la forza del sentimento filiale ed entriamo nel vivo dell’Eneide.

Sono le sculture che più mi lasciano stupita ed ammirata, e la visione reale di quelle della Galleria Borghese, sebbene viste innumerovoli volte sui libri, è sorprendente.

Vorrei ricordare visivamente anche l’opera di Antonio Canova, la statua di Paolina Borghese Bonaparte. Anche in questo caso le parole non sono sufficienti a descrivere la fatale impressione che si prova all’ingresso della stanza che la ospita. Appena entriamo la scorgiamo da dietro, morbida col suo mezzo sorriso fra il fiero ed il compiaciuto. Emana tutta la bellezza classica che il Canova ha voluto fermare nelle pieghe delle vesti, nei riccioli dei suoi capelli, nella posa tenue scolpita nel marmo rosato.

La scultura, più di tutte le arti, ci impegna percettivamente, lo spazio è occupato tridimensionalmente e ci permette un accostamento fisicamente più coinvolgente. Inoltre si avverte maggiormente il potere della materia, o meglio, il potere che l’artista ha avuto su di essa, spiritualizzandola fino a farla diventare idealizzazione.

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Nelle prime sale della Galleria Borghese troviamo diversi  dipinti del Caravaggio che si manifestano in tutta la loro potente vitalità ed umanità. Il Bacchino malato, Giovane con canestro di frutta, San Giovanni Battista, Madonna dei Palafrenieri, San Girolamo scrivente, David con la testa di Golia. E’ suggestivo soffermarsi a pensare di averli proprio lì davanti a sè con i loro rossi e neri, cupi ma non di una cupezza morta: i colori, le forme  e la visuale sono quelli di un giovane  pittore rivoluzionario. Ed è superfluo aggiungere che qualsiasi immagine riprodotta non può che servire da appunto, da promemoria per ricordare che solo la vista diretta di queste opere arriverà a stimolare la nostra immaginazione come niente altro può fare.

La galleria Borghese è ancora molto di più di questo e quelle appena descritte fanno parte della collezione di opere d’arte contemporanea (di quel tempo, il 600) voluta dal Cardinale Borghese al quale si affianca una affascinante e preziosa raccolta archeologica. Un “posto” da visitare e ancora visitare.

Una volta usciti da questo imperdibile Museo, scrigno di suggestioni, abbiamo il dovere di ripensare, sedimentare, fare un lavoro su di noi per cristallizzare le impressioni ed i sentimenti avuti per ritrovarli poi, ancora, dentro di noi.

Dafne

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10 comments

  1. Ho in programma, appena calano le temperature, di iniziare un giro turistico in luoghi di Roma che non ho ancora visitato, a partire dalle Gallerie, dalle Mostre, etc…Questo articolo non fa altro che stimolare ulteriormente questo mio proposito 🙂

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  2. Credo che in assoluto Apollo e Dafne rappresentino la summa sublime dell’arte e della capacità umana. La realizzazione dei rami e delle foglie che avvinghiano Dafne non possono non scatenare il divino che c’è in noi e scuotere la passione e l’amore per le espressioni artistiche. La forza del Bernini in questa e le altre creazioni che hai citato credo sia il livello più alto di sempre raggiunto dalla scultura. Quelle statue vivono di vita propria e la forza umana che sprigionano non è minimamente rinvenibile nella statuaria classica (in quella ellenistica puó esserci qualcosa di analogo, vedi il Laoconte) ne in quella ottocentesca del Canova.
    Che dire poi di tutti i capolavori della pittura e della Deposizione Baglioni di Raffaello?
    Sapevi che il cardinal nepote Scipione Borghese che ha avviato la collezione, non lesinava alcun tipo di violenza e illegalità per per ottenere quelle opere? Tra gli altri, con Caravaggio trattò la sua condanna capitale per ottenere altri dipinti e la Deposizione citata fu fatta rubare di notte da Perugia?
    La storia dell’arte è ricca di aneddoti e di grandi appagamenti dei sensi!!
    Buona giornata

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    1. Caro Lois, le tue osservazioni mi tranquillizzano completando ciò che volevo esprimere. Durante la visita ho scoltato la guida “telefonica” che mi ha aiutato ad entrare nell’atmosfera del palazzo e dei tempi, e da cui sono venuta a conoscenza di diversi aneddoti che rendono umana, molto umana la soria dell’arte, come si capisce dal tuo racconto.

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  3. Uno dei posti che porto sempre nel cuore… Un tributo alla bellezza e all’arte come pochi nel mondo. LE opere del Bernini sono fenomenali. Grazie per questo post
    Ciao 🙂

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  4. Intensa descrizione la tua.La Galleria Borghese sa travolgere come un fiume in piena e stupire a ogni passo e,dalle tue parole, questo si evince pienamente.Un luogo davvero fuori dal tempo, che ti entra nel cuore e negli occhi per sempre, in cui perdersi incantati, trasognanti e nel quale bisogna tornare e ritornare altre cento volte.Amo la mia città, riconsoco in me un leggero campanilismo, ma in fatto d’arte non vi sono dubbi: Roma è Caput Mundi.

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    1. Roma è bellissima, ogni volta che vado rimango colpita dal potere degli spazi, lo sguardo si perde fra panorami artistici e architetture. Il lungotevere mi lascia sempre senza fiato, soprattutto qualdo il cielo è rosa. Sono contenta che la mo descrizione emozionale della Galleria Borghese abbia trovato piena corrispondenza in te.

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  5. Quando vivi a Roma, anche se da pochi anni, dopo un po’ le cose belle tendi a dimenticarle e a farti sopraffare dal caos e dalla routine. Quest’anno però voglio liberarmi da questa specie di catene invisibili e dall’apatia e vivere la città da “turista”. Questo tuo post e quello sul Macro mi hanno dato uno stimolo in più, grazie!

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    1. Mi fa piacere quello che dici, è proprio così. Anche io mi sforzo di porci attenzione, ed oltre che allontanarmi per vedere cose irruninciabili (vedi Galleria Borghese) cerco di scegliere anche fra tutto ciò che mi è più vicino.

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