“Pollo alle prugne” di Marjane Satrapi

Marjane Satrapi è bravissima nel narrare con toni fantastici e suggestivi una vicenda d’amore nella Teheran degli anni 50, senza però farci fermare alla vicenda personale dei due protagonisti, ma allargando il nostro sguardo su temi generali inerenti la libertà e la sofferenza che ne deriva quando essa è negata, in ogni campo dell’agire umano.

In fondo è solo una storia d’amore, mancata, non vissuta. Del resto come ogni bel film o bel libro, non è solo la trama a dare vigore agli avvenimenti descritti, a renderli interessanti. Ad arricchire il sentimento e renderlo più complesso, se non superiore, c’è il fatto che lui è un violinista, e che il suo sentire musicale si intreccia con la  vita e con il suo amore mancato.

L’amore non si realizza:  il padre di lei non vuole questo matrimonio. Rimaniamo sconcertati dalla devozione al padre da parte della ragazza  che per non dispiacerlo rinuncia alla sua realizzazione. L’amato, affranto, si rifugia nella musica raggiungendo vette espressive altissime proprio in virtù di questa sofferenza. La musica che esce dall’amatissimo violino, datogli in dono da un sommo maestro, è l’unico motivo della sua vita e l’unico, se pur irreale, contatto sentimentale con l’amata.  Sottotraccia, si avverte l’intento di mettere in evidenza l’ingiustizia del non potersi esprimere nei propri sentimenti e nella propria arte, costringendo chi è privato della propria libertà esistenziale a lasciarsi morire o a costruirsi un proprio eden interiore.

Questo non basta a raccontare il film, perchè vi è, in tutto il suo impianto, un’originalità difficile da descrivere. E’ un film lieve, gentilmente ironico, contaminato da vari stili grafici,  che non segue una scontata linearità temporale, ma dove alla fine tutto si ricompone dandoci la giusta visione d’insieme.

Qualcosa di nuovo finalmente, da vedere, per non perdere la ventata di freschezza.

Dafne

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16 comments

    1. Ho letto il tuo post sul tuo blog ed hai descritto molto bene lo spirito del film. Hai parlato dei diversi luoghi, scenari e dei molteplici piani temporali: sono gli aspetti più originali ed interessanti dal punto di vista cinematografico. Un film da rivedere perchè nella sua semplicità cela sapienza a tutto tondo.

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  1. Brava!
    Solo per sottolineare che la Satrapi e’ prima di tutto una disegnatrice di fumetti, e che “Poulet aux prunes” e’ prima di tutto una sua graphic novel, come “Persepolis” prima di questa. E’ una splendida narratrice di un mondo a noi del tutto alieno, e attraverso racconti di vita ci parla di un regime ancora oggi feroce.

    Barney

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  2. Il film è semplicemente un capolavoro e ne sono lieta considerato che lo sono anche le graphic della Satrapi (ho terminato ieri sera di rileggere “Persepolis”). Non sono mai stata amante delle duplici versioni, libro-film e viceversa. Ma questa volta mi sono dovuta ricredere!

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  3. Io ho Persepolis in dvd, bellissimo.Penso che mi piacerà anche questo, ma purtroppo al cinema non ci sono i sottotitoli e ormai io ci sento troppo male…vedrò di procurarmi il dvd anche di questo, m’incuriosisce molto, questa vicenda.

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