Sergio Scatizzi (1918-2009), un pretesto per una riflessione

Sergio Scatizzi, pittore toscano, è morto nel 2009. Dicevano di lui:

“Scatizzi è amico di poeti e letterati da sempre. Forse è un modo di essere. Piace ai poeti, forse perchè totalmente pittore”

Mi piacciono di lui le nature morte, dipinge tante nature morte, soprattutto fiori e frutta. Credo che sia qui che si manifesti parte del suo modo di essere.  L’impressione che a me deriva da questi soggetti è di grande comunicatività, varietà di contenuti e stati d’animo.  Sento degli eccessi attraversare questi dipinti, degli eccessi di passione.  Maggiormente in quei dipinti  che sono ricolmi di materia, di tempera ad olio che fuoriesce dal piano della tela,  veri e propri grumi di colore, e ancora di più: onde di materiale modellato dal pollice del pittore o dalla sua larga spatola.

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Scatizzi  riesce a manifestare il proprio tormento – che è  ricerca della strada per una  possibile manifestazione della propria espressività-  toccando, plasmando, modificando la materia, stravolgendo, fino a decomporla, l’innocente composizione di fiori che presa dalla realtà  diventa  strumento e pretesto espressivo, attraverso il quale  può specchiarsi totalmente l’animo dell’artista.

La natura morta non contamina l’intenzione pura dell’artista come può accadere in un ritratto; è vero che da tale contaminazione può scaturire una forma espressiva potenziata, arricchita, una descrizione della realtà che diventata  abbraccio, intreccio, fra chi posa e chi ritrae, ricerca da parte dell’artista dell’essenza umana dell’altro, ma non lascia solo a se stesso lo sguardo e l’animo di chi compie l’opera.   Nello stesso modo la potenza del paesaggio, la sua mutevolezza istante dopo istante, agisce sul pittore creando di nuovo un reciproco movimento, uno scambio continuo e biunivico che di  nuovo non consente vera solitudine. Invece gli immobili mazzi di fiori e le ceste di frutta dimenticate, vivono unicamente dello sguardo di chi li vuole interiorizzare, modificare, lavorandoci con  mente-animo-mani come un tuttuno, trasfigurandoli apertamente  fino a farli diventare rappresentazione del proprio sè emotivo ed artistico, e lo spettatore è adesso nella condizione di guardare, attraverso soggetti “neutri”, la profondità dell’artista.

Nel caso di Scatizzi, le sue nature morte mi suscitano emozioni variegate, contrastanti, non leggere. A volte la levità dei colori contrasta con la densità della materia, altre volte la materia è così tanta e così plasmata in tante diverse direzioni da lasciar solo intuire la presenza di gruppi di fiori, come se il pittore volesse in qulche modo dissacrare la loro immagine di primaverile dolcezza. Si sente una rabbia, o forse solo una forte, potente volontà.
Concludo con le parole delle stesso pittore:

“Un cammino, il mio, pieno di furori intellettuali e di arrovellamenti formali, tutte cose che hanno segnato nel bene e nel male gran parte della mia generazione: col sentimento delle cose e della realtà, privo di ideologismo, mi sono avventurato quant’anni fa, ingenuo sino alla nudità, nel difficile cammino dell’arte, fidando del solo impegno possibile, che ho sempre consideratoil solo valido, quello del proprio trasporto sentimentale”

Dafne

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19 comments

  1. “esprimermi a ruota libera senza timore di giudizio”: brava! è proprio quello che bisogna fare sempre, nel blog e nella vita! 🙂
    Siamo giudicati ogni giorno per quel che siamo, per come ci poniamo, per ciò che diciamo o facciamo. E che importa? Continuiamo a essere noi stessi.
    I grandi artisti (e letterati) non sono proprio quelli che hanno saputo riversare all’esterno la propria interiorità, la propria emotività, il proprio pensiero, senza curarsi dei giudizi? Senza pensare agli stuoli di critici pronti a commentare, elogiando o magari stroncando. Credo ci sia riuscito egregiamente anche Scatizzi, con le sue tele pastose e vibranti: grazie per avermi dato l’opportunità di conoscerlo!

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  2. possiedo un olio su tela di scatizzi, una marina che sta appesa proprio in camera mia

    è una marina tipicamente toscana, cromatismo non troppo lontano da fattori, ma con quella densità materica tipica del maestro scatizzi

    è un quadro magnifico, qualche volta che ho tempo lo fotografo con calma

    il maestro scatizzi per me è grande anche nei paesaggi

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    1. Grazie Diego di aver condiviso con noi e proprio sul mio blog questo dipinto. Mi piace molto questa marina, densa ed inquieta, con colori così contrastanti da non riuscire a distogliere lo sguardo ed il pensiero. A presto.

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  3. Anche se non l’ho davanti se non in foto, il fatto che la pittura affiori dalla superficie mi dà l’impressione che la si possa letteralmente ‘mangiare’. Sarò fissata, ma mi piace 😉

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  4. Ecco che devo ringraziarti non solo per le cose gentili che hai scritto da me, ma anche per avermi fatto conoscere questo pittore: a parte il fatto che ne hai parlato in maniera stupenda, i suoi quadri mi danno un’emozione particolare. Mi piace come usa il colore, quella marina è bellissima…sai? un poco assomiglia al mio amico scultore…armonioso ed inquieto, anche lui.

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  5. Ciao a tutti (e uno particolare a Dafne),
    abbiamo trovato per caso questo delizioso post dedicato a Sergio Scatizzi e al suo modo di esprimere i proprio stati emotivi: non è facile trovare articoli su questo pittore, di lui si parla molto poco in Rete ed è (quasi) sconosciuto ai più.
    Lo staff della Fondazione Ragghianti coglie l’occasione per invitarvi a Lucca, nel Complesso di San Micheletto, per visitare la mostra che abbiamo dedicato proprio a questo pittore: un viaggio visivo in 70 opere per ripercorrere l’intera vicenda artistica di Scatizzi.
    La mostra rimarrà aperta fino al 4 novembre: quale miglior scusa del ponte di Ognissanti per una visita culturale a Lucca? 🙂 Vi aspettiamo!

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    1. Sono sorpresa che mi abbiate “scovato” e grazie molto dell’intervento. Anch’io invito tutti a visitare Lucca, una città dove si avverte ancora una certa atmosfera, e a non mancare la mostra di Scatizzi.

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  6. Nella mostra che ho visitato a Lucca mi ha colpito tra molte opere del maestro una poesia a lui dedicata dal titolo “ai campi”. Per mia sfortuna non ricordo il poeta che l’ha scritta ma mi ha lasciato una forte emozione e fatto comprendere meglio le opere di S. Scatizzi. Qualcuno ricorda il nome di questo amico poeta? Silvia

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    1. Ecco la poesia. E’ di Carlo Betocchi
      Dai campi
      O tu che passi tra i fiordalisi;
      tu che li crei; stamattina
      mi son venuti in casa, erano
      color della tua pupilla. Lontano
      assorbivano, più lontano
      del mio comprendimento,
      il mio spirito, que’ tuoi colori.
      Perdonami se ti rammento.
      Non potrei, non dovrei;
      ma tu sai che son solo;
      che non ho che il peccato.
      E tu nel paese lontano,
      che non si può comprendere,
      brontolio d’uragano, – fiordalisi!
      gridavi, – fiordalisi!
      Sempre, con i tuoi occhi cupi,
      da nubi nere discendiTi, o fiore,
      cercami, perdonami,
      T’ascolto nel brusio del grano,
      acquattato come una quaglia.

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