Lo statunitense ed il sudamericano (David la Chapelle e Luis Sepulveda)

Nello stesso giorno ho visitato una mostra fotografica di David La Chapelle e ho letto l’intervento di Sepulveda su Repubblica dal titolo “Ora basta show letterari, racconto la strada”. Questa casualità ha avuto il suo peso nel chiarirmi i pensieri.

David La Chapelle: foto enormi, colori forti e contrastanti, contenuti surreali. Immagini oniriche, bizzarre, fino ad arrivare al kitch. Si parla di L.C. come del fotografo della contemporaneità.

Non riesco a trovarlo interessante, perchè se si occupa della contemporaneità lo fa esasperando quello che già sappiamo di essa senza entrare  nelle sue pieghe; viene definito provocatorio ma non lo trovo tale poichè utilizza gli stessi strumenti di ciò che vuole criticare, rimanendo impigliato nella logica di ciò che vuole reinterpretare; se ne dovrebbe discostare, cambiare inquadratura, punto di vista, angolazione; addirittura viene definito sensuale, ma  non ho trovato nessuno dei corpi, da lui fotografati, sensuale poichè le sue immagini non suscitano quella sensazione inesprimibile di ricerca di un altrove ma solo un incauto e irriflessivo mettere in mostra, chiassoso e niente affatto poetico. E’ riuscito in una messa in scena parossistica della società, quando invece ritiene di farne una critica, critica impossibile dato che ne utilizza tutti gli stilemi andando a creare una sorta di circo da spot televisivo, forzatamente eclatante. In sostanza ho avuto l’impressione finale di assistere ad un grandequivoco che mi si è fatto chiaro quando ho nettamente percepito tutta l’inutilità di un enorme ritratto di Naomi Campbell nuda. Una inutilità che rasenta l’ingiustizia, a dimostrazione di quanto l’etica e l’estetica siano  interconnesse e quanto entri in gioco, nel campo delle manifestazioni artistiche, il tema del senso di responsabilità. L’equivoco è quello del confondere la periferia con il centro.

Della mostra di La Chapelle ho apprezzato le fotografie delle composizioni floreali, che rimandano al classicismo. Vasi di fiori per lo più appassiti, eccentricamente combinati, con l’aggiunta di elementi della nostra quotidianità, di oggetti quindi, ma oggetti che per qualche motivo sembrano morti, usati e buttati, offesi. In queste foto ho avvertito l’espressione di un disagio, il voler manifestare un pensiero interiore difficile, che attraverso queste composizioni contrastanti, arriva a toccare le corde dell’osservatore contemporaneo in maniera sotterranea e non plateale come nel resto del suo lavoro. Per questo, a mio parere, L.C. è riuscito ad esprimere autenticamente qualche aspetto della sua interiorità solo attraverso le nature morte, che considero gli unici lavori artistici visti in questa mostra.

Questo slideshow richiede JavaScript.

E’ stata la lettura dell’intervento di Sepulveda a farmi capire meglio, per contrasto, le sensazioni ambigue lasciatemi dalla vista delle immagini di La Chapelle ed a farmi comprendere totalmente il significato del ruolo dell’arte e dell’immagine nella società, fra gli uomini. Non solo, si è imposta alla mente anche una frase di D’annunzio (ricordatami recentemente da questo post “La vita è un dono, dei pochi ai molti, di coloro che sanno e che hanno a coloro che non sanno e che non hanno” a monito e testimonianza della necessità della presa di coscienza del valore e del ruolo dell’artista e della sua vita nel mondo.

Sepulveda ci fa scendere col pensiero per strada, allontanandoci dai salotti e dalle parole prive di senso, per avvicinarci ai marciapiedi

ogni giorno che passa mi piacciono di più la vita, la strada, i fatti sociali, perchè trovo che là le parole assolvano ancora una funzione necessaria […] il valore che do alle parole mi ha insegnato che hanno un profondo senso della vergogna e soffrono se usate male

Eccolo il nocciolo della questione, ecco cosa può provocare La Chapelle con le sue immagini: sofferenza, a causa di un mal utilizzo di un mezzo espressivo, forse di mancanza di responsabilità e di coscienza della propria azione.

Senza dimenticare che La Chapelle è considerato un fotografo che fa dell’ironia la sua cifra stilistica, e su questo tema rimando ad un altro interessante post.

Dafne

Annunci

23 comments

  1. Sono d’accordo con te per quanto riguarda l’analisi di David La Chappelle. Il suo lavoro è fatto per creare disordine e lasciar parlare di se. C’è molta artisticità e tanta abilità tecnica che rende perfetta ogni sua immagine. Ma il suo motto è “oltraggiare”, “spettacolarizzare” e “lasciar parlare di sè”. Diciamo che grande forza (come al solito) gli è stata data dalla critica che lo ha osannato a guru mediatico. Ormai non c’è una sua mostra che non viene definita eccezionale, meravigliosa, unica…
    La verità è sempre la stessa ed è quella che ormai stiamo rimbalzando tra i nostri post da qualche settimana. L’Arte è anche spettacolarizzazione, è alterazione, eccessività, tutte caratteristiche che rientrano nella produzione di David La Chapelle, che non mi sento neppure di “buttare a mare”, ci sono dei lavori interessanti (tipo le neo-barocche nature morte che hai postato). Come in tutte le cose, occorre prendere il meglio ed avere una coscienza critica in grado di porci di fronte ad una selezione reale e oggettiva di ciò che può essere bello e di tutto quello che poi segue in scia.
    La citazione di Sepulveda che ho avuto modo di leggere è poi in realtà una presa di coscienza per un moderno “nouveau realisme” che consentirebbe di uscire dallì’astratto per una riappropriazione della verità tangibile del quotidiano. Ma anche quella è una scelta.
    Buona giornata

    Mi piace

    1. Grazie del tuo commento. Mi aiuta molto la tua osservazione riguardo al “nouveau realisme” suggerito da Sepulveda e della scelta, anche artistica, che può esserci dietro a quella “riappropriazione”. Da pensarci su..

      Mi piace

  2. Ti leggo con grande interesse e mi chiedevo… Penso sarebbe utile nei tuoi post un link di rimando quando l’iniziativa di cui parli è ancora in svolgimento. Le Chapelle non è tra le mie priorità ma in molti altri casi mi sono attivata per cercare informazioni. Non è neppure un consiglio…solo un desiderio. Ancora complimenti, Vivi

    Mi piace

  3. Ho guardato qualche volta sul web, e non è la stessa cosa che guardarle dal vero, le foto di La Chappelle. Non le preferisco ma riconosco in quell’iperbolica rappresentazione della società contemporanea, una narrazione realistica del rapporto che l’uomo oggi ha con ciò che possiede e ciò che desidera, le migliaia di oggetti che invadono la sua vita e soffocano la sua libera espressione, il piacere spasmodicamente cercato per soffocare disagi e paure inconfessabili…Non lo so, io non sono un’esperta, in un certo senso, le sue foto mi fanno pensare ai libri Devid Foster Wallace.
    Per quanto riguarda il pensiero di Sepulveda, non può che far piacere che uno scrittore importante come lui, scelga di raccontare il nostro tempo. Tutti abbiamo la sensazione di essere ad una svolta epocale e qualcuno deve spiegarci come siamo arrivati fin qui. Niente più della letteratura può assolvere a questo compito.
    Un saluto a te.

    Mi piace

    1. Hai ragione per quanto riguarda la narrazione realistica, sento però, almeno per i miei bisogni interiori rispetto alle espressioni artistiche, L.C. che non mi aggiunge nuove sensazione, le ripete, le ripropone identiche non riuscendo a dirompere ma solo ad amplificare. Sì, sento pure io una certa assonanza con Wallace, ma nello scrittore si percepisce comunque l’ intima sofferenza che in quanto tale ha diritto di essere misura, in qualche modo, del mondo. E dici bene riguardo al nostro sentirsi ad una svolta epocale che disorienta, la chiarezza del tuo dubbio aiuta a capire almeno cosa stiamo cercando, da soli e grazie agli altri (soprattutto quelli a cui si riferisce D’annunzio).
      Grazie veramente del tuo intervento. A presto.

      Mi piace

  4. solo dalle immagini sul web è scorretto giudicare

    la mia impressione però che trasudino una sorta di rassegnazione

    gli uomini e le donne veri, quelli cui forse si riferisce sepulveda, esistono ed è per loro che è giusto scrivere, fotografare, lavorare, amare, pensare

    io sono abbastanza stanco dei cinici, specie se di successo, mi tengo il mio moralismo «old style», senza problemi d’esser fuori moda

    come sempre i tuoi post, dafne, sono interessanti, e lo sono in misura ancora maggiore laddove sottoponi a critica quel che presenti

    Mi piace

    1. Carissimo Diego grazie del tuo commento, mi piace quando parli di moralismo “old style”, anche io mi sento di ragionare un po’ così ed il cinismo, come la spettacolarizzazione, mi stancano, sottopongono a stress inutili il nostro pensiero ed i nostri sensi. Le dimensioni stesse delle foto esposte sono una prova di quanto sia necessario oggi essere esagerati e strabordanti nella forma, mettendo in secondo piano il contenuto, per poter essere e considerati interessanti e ritenersi visibili.
      A presto.

      Mi piace

  5. interessante la tua analisi di La Chapelle.

    mi stavo però chiedendo come possano conciliarsi in lui questi due diversi lati del dittico: da un lato la riproduzione attraverso la fotografia degli stilemi figurativi della tradizione, e dall’altro la conclamata aridità della rappresentazione dell’attualità.

    escludendo una sindrome schizoide, o sbagliamo noi spettatori a sovraccaricare di significativi emotivi il primo sportello del dittico e anche la raffigurazione dei fiori o di atmosfere coloristiche particolari è puro spettacolo tecnico, oppure il secondo sportello del dittico vive emotivamente di contrasto col primo ed intende denunciare il vuoto del presente rispetto alla sovrabbondanza emotiva del passato.

    mi pare che il primo commento lo abbia già accennato: potrebbe esserci in questo accostamento qualcosa di inquietante: talmente straniante e perfino doloroso che si sforziamo di non vederlo.

    tuttavia non saprei risolvermi né in un senso né in un altro ed anche questo restare sospesi potrebbe essere il senso ultimo di un messaggio fotografico intrigante.

    Mi piace

    1. E’ molto approfondita la tua riflessione, e mi viene da pensare che il contrasto nasca proprio dalla natura della rappresentazione: alla fine dei conti, forse, la natura morta riesce ad esprimere di più di tutto il resto (che è sovrabbondanza), ed in ogni caso ritengo che la prima tua ipotesi sia la più vicina alla realtà, ovvero “sovraccarichiamo di significati emotivi la rappresentazione dei fiori”. Va a finire che è tutto puro, facile spettacolo.

      Mi piace

  6. Condivido le tue sensazioni, anche se non ho visto molto di lui. Tecnicamente interessante, questa eccessiva spettacolarizzazione delle sue opere me lo rende indigesto. Però apprezzo alcune cose di lui. In questo sono il linea con Lois e la sua idea di conoscere per criticare.
    Ciao e buon pomeriggio

    Mi piace

  7. Ecco, l’ultima che dovrebbe parlare sono io, che faccio foto da quattro anni per mia ricerca interiore.Premetto che vorrei vederle dal vero, le sue foto, e non sul web..ma a me proprio non piace.Non è l’idea di arte che ho io in testa, anzi, nel cuore.
    Troppa esteriorità, troppa tecnica, troppo tutto. Quando si cerca l’originalità a tutti i costi (per emergere) si finisce sempre per esagerare. Ma, ripeto, vorrei vederle “dal vivo”.Non tanto per dare chissà quale giudizio, ma per vedere se riesco a comprendere meglio, tutto qui.
    Gran bel post, grazie.

    Mi piace

    1. Hai detto la parola giusta: esagerare, come se il solo non contenere, misurare la modalità di espressione bastasse a dare forza a ciò che si mette in atto. Un esempio di questo è dato anche dalle dimensioni, appunto esagerate, delle foto.

      Mi piace

  8. Non ho visto le foto dal vivo, ma osservando la produzione di Lachapelle sui giornali e su web mi viene subito in mente un parallelo con la chirurgia plastica “standardizzata”: i labbroni a canotto, il seno siliconato… Roba falsa come una moneta da tre euro, insomma.
    Per chiarire: le foto di Lachapelle sono costruite, esattamente come le labbra della Minetti.
    Le composizioni floreali sono leggermente meno disturbanti, almeno per quel che mi riguarda, ma comunque troppo colorate.

    Questa roba poi, secondo me, e’ tutto fuorche’ ironica: volgare, trash, pop, eccessiva… Ma certo non ironica, proprio perche’ del tutto innaturale; nemmeno nell’accezione “distruttiva” del link che hai messo.

    Complimenti come sempre per le idee.

    Barney

    Mi piace

    1. Sì, probabilmente è la sensazione del costruito e quindinon autentico, che pervade l’intero alvoro di La Chapelle. Certo, anche nel costruire si può riuscire a dare dei messaggi o ad esprimere le proprie idee, ma ci si allontaba dall’arte.

      Mi piace

  9. Non conoscevo La Chapelle mentre al contrario avevo letto l’articolo di Sepulveda su Repubblica. Da profana ho trovato interessanti le nature morte e prenderò spunto dal tuo post e da tutti gli interessanti commenti per approfondire la sua conoscenza 😉

    Mi piace

      1. Mi sono cercata un pò di foto su internet e quello che vedo è la rappresentazione di una società in decomposizione, pornografica nei suoi eccessi. Il messaggio mi è chiaro, quello che mi lascia indifferente è il modo in cui LaChapelle lo fa… non riesce a conquistarmi, a portarmi dentro quel mondo e farmi provare una qualche emozione. buona giornata!

        Mi piace

Lascia un tuo commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...