“Persecuzione” di Alessandro Piperno

In realtà non ho ancora finito di leggere questo primo volume del dittico “Il fuoco amico dei ricordi” (il secondo volume è “Inseparabili”), ma le caratteristiche di questa coinvolgente narrazione non  rendono indispensabile averne finito la lettura, anzi, forse è giusto parlarne proprio prima della fine. Infatti è al termine del libro che si verrà a conoscenza del destino del protagonista, lo stimato oncologo pediatra Leo Pontecorvo e non è la soluzione finale che lo scrittore Piperno avrà dato al suo romanzo a poterne cambiare l’impressione ed il giudizio, anzi, il non sapere ancora cosa ne sarà del noto medico, emblema della buona società con moglie e due figli, vacanze al mare ed in montagna, rende più agevole il parlarne, dato che ancora non sappiamo come la comunità, e quindi ciascuno di noi, abbia deciso di giudicarlo: il nostro stimato, colto, interessante professionista è accusato di aver molestato una incauta dodicenne, oltretutto fidanzatina del suo secondogenito. Però in parte si tratta di  un equivoco, ed in parte di situazioni non spiegabili ai propri simili con le parole ed i normali canali comunicativi.  E’ così che si avverte una sorta di pudore, di umano rispetto, che impedisce di mettere in piazza il finale della vicenda, lasciando in sospeso la conferma della verità e quindi il giudizio su una persona, questa persona-personaggio che è un po’ diventata nostra amica proprio grazie al canale privilegiato attraverso il quale ci è dato di conoscerla.

E’ proprio su questo livello che agisce la sapiente scrittura di Piperno. Lentamente ci rende partecipi della vita interiore ed esteriore del suo personaggio, dei suoi pensieri come dei suoi retropensieri, delle sue azioni razionali come di quelle che nascono prive di presupposti e di logica, crediamo e ci facciamo forti delle sue certezze e nello stesso tempo non ci stupiamo troppo delle difficoltà del suo agire che a volte sembra inconsapevole se non addiruttura infantile. In definitiva lo capiamo, e non riusciamo a giudicarlo, noi che leggiamo il romanzo, come invece riesce a farlo il mondo esterno a lui (racchiuso nelle pagine del libro) le persone a lui vicine e la società tutta, prima ancora che lui possa parlare, dire la sua. Perchè noi non siamo in grado di essere altrettanto certi di ciò che pensiamo di lui? Deve trattarsi dell’abilità dello scrittore nel raccontarci le tante sfumature dei pensieri di questo uomo che cambia la sua visione delle cose, la sua personalità e persino il suo aspetto fisico nel corso delle 400 pagine del libro e noi, spettatori di questo inesorabile e doloroso mutare di animo e di prospettive di un uomo non possiano che sospendere il giudizio su di lui, e piuttosto osservare con occhio critico la società che lo sta giudicando con i parametri scabri della logica, insufficienti a descrivere le complessità di una vita.

Una bella lettura, ricca di spunti di riflessione ed una bella scrittura,  non avara.

Dafne

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One comment

  1. L’ha ribloggato su M for Mavericke ha commentato:

    L’ho finito da pochissimo e sono molto combattuto sul giudizio finale. Da una parte una scrittura molto ricercata, dall’altra la voglia di sapere come si conclude la vicenda… forse dovrò leggere anche la seconda parte del dittico per dare un verdetto finale.

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