“Effi Briest” di Theodor Fontane

Se ancora oggi troviamo su uno scaffale di una grande libreria un libro pubblicato nel 1895 un motivo c’è. In questo caso uno dei motivi è, semplicemente, il grande piacere che ancora si prova nella lettura in sè di questo romanzo, al di là della trama e dei significati. Questo vuol dire che la scrittura di Fontane non risente del tempo, e non risente del confronto con i nuovi linguaggi e i nuovi stili di scrittura. Anzi, finalmente, mentre leggiamo il respiro si fa lungo ed ampio e si scivola, senza mai scossoni e astruserie, in una storia di tutti i giorni che lentamente volge al drammatico.

Con tutta la calma che la forza di questa scrittura sobria e profonda riesce a darci ci immedesimiamo nel dramma di Effi, giovanissima spensierata ragazza che accetta di buon grado, ma un po’ per ragionamento ed inesperienza, di sposare il prefetto von Innstetten. Per immaginare il nucleo della trama, basti dire che Effi è considerata la sorella minore di Emma Bovary e Anna Karenina.

Effi, però, non viene turbata nel cuore e nella mente dalle grandi passioni che travolgono nel concreto la vita di Emma ed Anna. Effi è leggera ed eterea anche in questo, Effi ha una sua logica interiore che non prevede sconvolgimenti. Ciò che sarà costretta a scoprire è che la realtà e le vite degli altri non prevedono il suo modo di pensare e di sentire, per questo la sua vita si tramuterà presto in una condanna, fino alla morte per tisi, una morte comunque biologica, naturale e non autoinflitta come nel caso delle altre due eroine.

L’autore ci mette a proprio agio ed in tranquillità descrivendoci senza fronzoli e pedanterie anche le piccole cose che circondano i personaggi così come le ordinarie azioni che compiono. Ad esempio fa soffermare la nostra attenzione sui quattro gradini in pietra che dal terrazzo portano in giardino, oppure sulla vite americana che incornicia la finestra e su cui indugia lo sguardo di uno dei personaggi. L’autore in questo modo ci mostra, pagina dopo pagina, la semplicità esteriore delle esistenze e della natura, ma nel contempo ci fa intravedere le complessità, i tormenti ed i dubbi di tutti attraverso dialoghi e situazioni.

E’ il padre della ragazza, con cui l’autore si identifica, il depositario dell’idea generale del romanzo, della sua sintesi. Infatti più volte, durante alcune conversazioni e in seguito a pensieri messi a confronto con altri, il padre si ritrova a dire queste parole ai suoi diversi interlocutori : “…lascia andare…questo è un campo troppo vasto”. Si avverte che l’uomo sa che la mente non può spingersi oltre certe considerazioni, o forse che sono le parole che non possono riuscire a spiegare certi pensieri, concludendo che è opportuno lasciare andare, lasciare perdere.

E’ proprio questa la frase con cui si conclude il romanzo, e chi legge finisce per prendere atto che non fa parte del gioco (della vita) pretendere di comprendere e spiegare tutto quello che noi (e gli atri) viviamo, o almeno così è in questa storia.

Dafne

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4 comments

  1. A volte vogliamo spiegare tutto, e questo è un dato di fatto; e ci sentiamo impotenti e perdenti se non riusciamo a farlo, e questo è un altro dato di fatto. Forse bisognerebbe prendere spunto dalla morale di questo libro, che non conoscevo pur avendo letto le due opere ‘sorelle maggiori’.
    grazie.
    Vera

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  2. Grazie del tuo commento che mi porta ad ulteriori considerazioni. A volte la complessità delle situazioni ce ne rende difficile la comprensione fino a farci sentire perdenti ed impotenti, è proprio così. Cosa ci può insegnare questa storia? forse che a volte non riusciamo a capire gli altri come non è stata capita Effi, e che qualche volta possiamo essere noi Effi. L’auspicio per noi e gli altri è allora, in questi casi, di riuscire a fare un salto, andare oltre, superare agilmente l’ostacolo della complessità volgendo lo sguardo su un altro tratto della persona o della situazione in questione.
    Dato che, come me, hai letto di Emma Bovary e Anna Karenina, ti consiglio la lettura anche di questo libro.
    Dafne

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  3. Completerò il “trittico” anche io. La vita sfugge alla comprensione profonda e offre a ciascuno solo alcune facce di una verità complessa ma i buoni libri aiutano ad allargare gli orizzonti. Grazie del bel suggerimento di lettura!

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