“Melancholia” di Lars Von Trier

Alla fine del film si comprende quanto sia stato forte il desiderio di Lars Von Trier di esplorare particolari stati d’animo, quelli che si trovano ai limiti di una chiara percezione. Sensazioni e vissuti, probabilmente da lui personalmente sperimentati, solitamente difficili da esprimere e spesso banalizzati attraverso le parole. Solo la vera letteratura ed il vero cinema possono riuscire in questo intento. Lars Von Trier ci è riuscito con la macchina da presa e con la “creazione” di un personaggio (Justine) e di un oggetto cosmico (il pianeta Melancholia). Non è un film sulla vita e la morte o sulla fine del mondo, è qualcosa di più complesso. E’ un film ricco e raffinato nel contenuto e nella forma.

E’ Justine l’unica vera protagonista. Tutto tende a portarci verso Justine, a farci avvicinare al corpo ed alla mente di Justine. Se inizialmente proviamo le umane sensazioni di stupore, di paura e di fascinazione che gli altri personaggi manifestano nei confronti del bellissimo pianeta che sta facendo la sua danza della morte attorno alla Terra, lentamente il regista riesce a farci superare quel punto di vista  per condurci a immedesimarci in Justine, a farci comprendere il suo disagio nei confronti della vita e della Terra. E’ affascinante percepire la totale sintonia fra Justine ed il Pianeta, come se lei si fosse in qualche modo riconosciuta in lui, come se lei attraverso di lui avesse trovato il senso alla sua vita, o alla sua non vita, o comunque la sua posizione.

Justine, in fondo, è l’unico personaggio veramente libero di agire e di manifestare le proprie emozioni o non-emozioni; l’unica, fra tutti, a non sentire di dover ricoprire un ruolo prestabilito. Come se la sua condizione di malinconica, di depressa, fosse quella che rende più veri, più liberi di sentire: la libertà di soffrire, la libertà di rifiutare, la libertà di agire sembrano quindi concesse solo a lei, alla “diversa”.  Proprio questo potrebbe essere uno degli argomenti che il regista  intende esplorare attraverso la particolare condizione psicologica di Justine, descritta metaforicamente tramite l’estenuante attesa di  un evento finale, che può compiersi oppure no. Da questa incertezza si svelano i sentimenti e le debolezze di ciascuno dei personaggi nei quali di volta in volta ci identifichiamo. Ma è  Justine che più di tutti attrae la nostra attenzione, perchè è l’unica a non avere una reazione meccanica, è l’unica a lasciarsi liberamente assorbire dall’evento, quasi rendendosene complice. Si recepisce perciò, grazie alla bravura del regista,  il sentimento dell’abbandono alla vita (Justine) contro la rigidità verso di essa (la sorella Claire),il lasciarsi andare per assorbire le emozioni suscitate dagli eventi (Justine) contro la tenacia del voler credere solo a ciò che siamo in grado di prevedere (Claire), per arrivare a concludere che non può esistere una pace interiore costruita a tavolino.

Il film è anche una gioia per gli occhi nelle immagini che ci propone. Gli ambienti sono bellissimi ed eleganti, i paesaggi ammalianti, le luci a volte surreali, i personaggi, ognuno a modo suo, affascinanti,  persino il minaccioso pianeta è bellissimo, suggestivo.  Lo vediamo sorgere da lontano e lentamente avvicinarsi, implacabile. La notte le lune sono due, ed è emozionante vederle, è credibile ed è come assistere ad un vero spettacolo della natura. Lars Von Trier non ha lasciato niente al caso, tutto certamente è voluto così come lo vediamo, fino al minimo dettaglio di ciascun abito, o pettinatura, o espressione o gesto. Utilizza espedienti cinematografici e studiati effetti speciali che amplificano ogni nostra suggestione aiutandoci, anche con immagini metaforiche, a vivere l’atmosfera di sospensione che può sfociare in ansia come in tranquilla accettazione. La macchina da presa a volte è inquieta e ravvicinata, a volte è lontana e lenta. Tutto serve a dire qualcosa. E la musica di Wagner trascina direttamente dentro al film e nel cuore dei personaggi, fino alla fine quando, improvvisamente, tutto si fa muto.

Dafne

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5 comments

  1. La tua recensione invoglia alla visione, peraltro è corredata dalle immagini di alcuni fotogrammi, e questi fotogrammi danno idea della qualità di questo film.
    Scopro questo blog in seguito alla tua visita, e lo trovo molto impegnato e interessante
    Vedo con piacere che il tuo nick e il tuo avatar fanno riferimento a uno dei miei miti preferiti, quello di Apollo e Dafne, un’eleganza struggente…

    Mi piace

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