“I turbamenti del giovane Torless” Robert Musil

Un libro che ancora oggi ci affascina e crea turbamento, inquanto ci racconta di come, silenziosamente, i casi della vita possano agire sul nostro essere.

La vicenda del giovane Torless riesce anche ad intimorirci per come viene ben messa in scena l’insondabilità dell’animo umano e l’estraneità che possiamo provare, a volte, verso noi stessi.

La lettura della vicenda di Torless può inoltre portare ad una sensazione di disagio o turbamento (come dal titolo) per come lo scrittore riesce a rendere credibili e giustificabili una serie di azioni moralmente discutibili. Ma la grandezza e l’ampio respiro di questo libro derivano dalla successiva ricomposizione dell’identità del protagonista, dalla ricollocazione delle esperienze, e dal ritrovare significati in ogni accadimento.

Il giovane Torless nel finale del libro prova, finalmente, a dar conto dei suoi gesti ed ideali fino ad arrivare, esausto, alla conclusione che il suo pensiero sia insufficiente a spiegare tutto questo, tramite anche un affascinante collegamento con l’astrattezza dei numeri immaginari. I numeri immaginari accompagnano Torless nel suo percorso di iniziazione all’adolescenza. Si rende conto che il suo senso di inadeguatezza è relativo alla capacità di pensiero, a cui attribuisce un limite oggettivo, lo stesso limite che riscontra nel concepire i numeri immaginari che comunque lo affascinano e riescono anche a dargli spiegazione di una parte del suo animo, della sua vita non concreta.

Ecco come un compagno cerca di spiegare a Torless il significato dei numeri immaginari

[Prova a pensarla così: in un calcolo del genere, tu all’inizio hai dei numeri solidissimi, in grado di quantificare metri, pesi o qualsiasi altro oggetto concreto, comunque numeri reali. Alla fine del calcolo, lo stesso. Ma l’inizio e la fine sono tenuti insieme da qualcosa che non c’è.]E, successivamente, la conclusione a cui arriva Torless può essere chiarita da questa sua considerazione.
   

[Sotto tutti i miei pensieri, io ho qualcosa di oscuro che non posso misurare razionalmente, una vita che non può essere espressa con le parole e che tuttavia è la mia vita..]

E’ una “resa filosofica”, la sua.

E’ questo l’aspetto più interessante della storia: un giovane alle prese con quel “se stesso” sconosciuto che, indipendentemente dalla sua coscienza, avanza, si fa presente e pressante fino ad agire in totale autonomia, scalzando la coscienza stessa, superandola, facendo provare al protagonista paura di se stesso. Torless non oppone resistenze al suo “altro”, fino a capire, successivamente, che sarà proprio quello ad aver affinato il suo pensiero adulto. Spiega bene tutto ciò il seguente passo:

[ Così quando qualcuno a cui egli aveva raccontato la storia della sua giovinezza gli chiese se il ricordo di quell’episodio non lo mettesse mai a disagio, egli rispose sorridendo:- Certo non nego che si sia trattato di un’azione avvilente. E perchè no? L’abiezione è passata. Ma qualcosa è rimasto per sempre: quella piccola quantità di veleno che occorre per liberare l’anima della sua salute troppo sicura e compiaciuta e dargliene in cambio una più fine, acuta e comprensiva. ]

A questo punto, l’adulto scaturito da simili esperienze emotive saprà per sempre che la maschera conscia non coprirà mai del tutto il soggetto autentico.

Ci sono tanti buoni motivi per leggere, meditare e rileggere “I turbamenti del giovane Torless”.

Dafne

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