Film “Le idi di marzo” di George Clooney

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Il compito da regista di George Clooney è  ben svolto, fossimo a scuola si meriterebbe certamente un bell’8 per l’impegno. Però…

Il film infatti non annoia, essendo il ritmo serrato ed il livello di tensione costante. Gli attori, bravi, contribuiscono a rendere credibile la vicenda politica ed umana del candidato democratico alle presidenziali Mike Morris (George Clooney) e del suo “cervello” da campagna elettorale Stephen Meyers (Ryan Thomas Gosling).

Non si può negare, il tema dell’etica in politica e della morale personale è ben descritto e delineato ma in  modo troppo semplice e lineare.In poche parole scopriamo come l’illusione del giovane secondo uomo, che si affaccia alla politica pensando di contribuire alla realizzazione di un mondo migliore, diventi disillusione nei confronti dell’uomo (il candidato) che, rivelandosi in tutta la sua fragilità e corruttibilità politica ed umana, costringe il giovane a modificare la sua genuina visione del mondo e ad accettare di far parte del gioco per conseguire il suo scopo; scopo che non capiamo fino in fondo se sia di natura personale (la carriera) o di natura politica in senso più elevato.

Il tema è trattato in modo chiaro ed esauriente e reso accattivante dalla trama intrigante e si rende evidente come le personalità e le fragilità di tutte le persone coinvolte in una determinata situazione (in questo caso il candidato, la giornalista, gli addetti stampa per la campagna elettorale, la stagista) possano essere determinanti a fare di un qualsiasi percorso di vita un evento tragico o quantomeno di rottura con la propria visione del mondo.

La debolezza del film sta nel fatto che non si riesce a vivere, a sentire e capire veramente le motivazioni dei comportamenti ed il dramma umano nè dell’uno nè dell’altro, si osserva semplicemente un concatenarsi di eventi che portano a trarre delle logiche conclusioni sulla natura dei due uomini e della politica, ma in modo freddo ed analitico.

La tematica è politica, ma potrebbe trattarsi di una metafora della vita. Proprio per questo ciò che manca a questo film, a questa storia, è la complessità. La lettura del film è troppo semplice, non lascia stupiti o con domande nuove sul senso della politica o della vita. 

Per queste ragioni, il voto finale che riesco a dare, considerato tutto, è 6.

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